Petrolio giù, l’Opec non taglia la produzione

da Milano

Ieri a Vienna si è riunita l’Opec, l’associazione dei maggiori produttori di petrolio, che rappresenta circa il 40% della produzione mondiale di greggio. Il presidente, l’algerino Chakib Khelil, ha fatto capire che nonostante i recenti cali delle quotazioni, i grandi produttori non taglieranno la produzione. Le scorte, ha detto, sono più che sufficienti e si prevede un surplus d’offerta verso fine d’anno. Un’altra riunione, straordinaria, per monitorare l’incertezza del mercato, sarebbe comunque già allo studio per novembre.
Il «cartello» ritiene evidentemente che il prezzo vada bene così e non sia il caso di tirare la corda, anche perché con l’economia mondiale che rallenta, gli effetti sul prezzo di una minore offerta non sono garantiti. «Decideremo di lasciare la produzione sugli attuali livelli», ha detto Khelil ai giornalisti, «anche se tagliassimo, non siamo sicuri che il ribasso dei prezzi si fermerebbe». Il mercato «è ben equilibrato», ha aggiunto Ali al-Naimi, ministro petrolifero dell’Arabia Saudita, mentre un altro collega, l’indonesiano Maizar Rahman, ha persino dichiarato di ritenere accettabile un livello attorno agli 80-90 dollari. E così ieri il greggio è tornato vicino ai 100 dollari, il livello di cinque mesi fa, il 30% in meno rispetto ai massimi di metà luglio. In particolare il Brent, estratto nel Mare del Nord, ha rotto al ribasso la soglia dei 101 dollari (100,95 dollari al barile il contratto per consegna ottobre, dopo aver toccato un minimo di seduta a 100,66 dollari, contro i 103,44 della chiusura di ieri), mentre i contratti sul West Texas Intermediate (Wti) a New York sono stati trattati tra i 103 e i 104 dollari per barile. A spingere al ribasso le quotazioni ieri è stato anche un dato meteorologico, la perdita di potenza dell’uragano tropicale Ike, che probabilmente non danneggerà gli impianti del Golfo del Messico.
Intanto, secondo quanto riporta il Financial Times, il primo ministro britannico, Gordon Brown, vuole invitare il presidente libico Muammar Gheddafi e il presidente venezuelano Hugo Chavez a Londra per un vertice internazionale sul caro petrolio in programma per il prossimo dicembre. Il vertice punterebbe ad avviare un confronto diretto fra Paesi produttori e consumatori, con l’obiettivo di far scendere il prezzo dell’energia.