Petrolio, Minsk rinuncia ai dazi Mosca pronta a riaprire i rubinetti

La Bielorussia rinuncia alle tariffe sul petrolio in transito e la Russia è vicina a dare l'ok alla ripresa dell'attività dell'oleodotto Druzhba, che fornisce greggio all'Europa. Venerdì incontro Lukashenko-Putin

Mosca - Stanno per ripartire le forniture russe di petrolio verso l'Europa. Russia e Bielorussia hanno infatti raggiunto un accordo dopo che Minsk ha rinunciato ai dazi sul transito del greggio, che erano stati la miccia che aveva fatto esplodere lo scontro con Mosca. La Transneft, l'agenzia russa che controlla le reti dei gasdotti ha annunciato il ripristino delle forniture petrolifere che passano per l'oleodotto Druzhba, poi ha smentito. In precedenza il portavoce del premier bielorusso, Alexander Timoshenko, al termine di un vertice di governo ha annunciato che «le tariffe sul petrolio in transito sono state cancellate». Prosegue il tira-molla tra Minsk e Mosca che forse si sbloccherà solo venerdì con l'incontro ufficiale tra Putin e Lukashenko.

Rinuncia da Minsk La rinuncia di Minsk alle tariffe ha spianato la strada all'intesa con i russi, anche se resta aperto il duro confronto tra Mosca e Bruxelles, che ha definito «inconcepibile» la scelta russa di interrompere le forniture senza prima informare l'Europa. Si tratta di uno scontro destinato a lasciare degli strascichi, come dimostra una dichiarazione, rilasciata dal ministero degli Esteri russo, subito dopo il chiarimento di Minsk, in cui Mosca ha smentito di aver lasciato l'Ue al buio di notizie in occasione del taglio dei rifornimenti petroliferi.

L'accordo Prima dell'annuncio del portavoce di Timoshenko, il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko aveva anticipato il raggiungimento di un accordo di compromesso con Mosca, che però il Cremlino non aveva confermato. Lukashenko infatti aveva fatto sapere di aver parlato al telefono col presidente russo, Vladimir Putin e di aver raggiunto un accordo di compromesso per sbloccare la situazione. Ma subito dopo era arrivata una nota dal Cremlino, che confermava i colloqui tra Putin e Lukanshenko ma senza fare menzione al raggiungimento di un compromesso. In pratica la nota del Cremlino si limitava a confermare che i negoziati erano in corso, mentre quella bielorussa dava praticamente per scontata un'intesa, precisando che i premier dei due paesi erano stati istruiti per far emergere delle proposte da presentare a Lukashenko e Putin. Di fatto, comunque, qualcosa aveva cominciato a bollire in pentole e l'esito è stato appunto la rinuncia di Minsk ai dazi sul petrolio russo.