Petrolio, nuovo record: superati i 96 dollari

L’oro nero ha ormai cancellato i massimi storici degli anni Ottanta. E per Natale gli analisti scommettono sui 125 dollari al barile: da gennaio è aumentato del 72%. Per gli esperti i prezzi scenderanno, ma solo dopo aver toccato "quota cento"

Milano - Il petrolio continua a bruciare nuovi record. Ieri i prezzi hanno segnato l’ennesimo massimo storico, superando i 96 dollari al barile (anche se nel finale ha ripiegato chiudendo a 93,51) e puntando diritto ai 100: anzi, i trader scommettono che a dicembre i future sul greggio raggiungeranno 125 dollari al barile. Un aumento di quasi il 75% solo dal gennaio scorso, quando il barile costava 56 dollari, che ha portato l’oro nero a superare i livelli dei grandi choc petroliferi degli anni Ottanta, quando al netto dell’inflazione il greggio si attestava in media d’anno sui 76 dollari.

Ma la corsa dura ormai da tre anni, durante i quali le quotazioni sono praticamente raddoppiate: alla fine dell’estate 2004, infatti, il barile si aggirava sui 49 dollari.

Anche il Brent, il greggio di riferimento europeo, ieri ha segnato un nuovo record storico: i future a dicembre sono saliti a Londra a 91,71 dollari al barile, superando i livelli appena segnati sui mercati asiatici, dove si era fermato a 91,62 dollari.

L’onda del petrolio in ascesa trascina con sé i prezzi dei carburanti, che corrono a una velocità quattro volte superiore all’inflazione, salendo così sul banco dei principali imputati del carovita, salito al 2,1% a ottobre, secondo le prime stime. Così, chi è partito per il ponte di questi giorni deve mettere in conto, per fare il pieno a un’auto di media cilindrata, oltre 5 euro in più rispetto al 2006.
Negli ultimi 12 mesi, infatti, la benzina è aumentata di oltre 10 centesimi al litro, passando da circa 1,230 euro di un anno fa alle attuali punte di 1,339 euro: un rincaro vicino al 9%, quattro volte più alto, appunto, del carovita. E il problema riguarda anche il gasolio: un litro costa oggi 1,239 euro rispetto agli 1,133 dell’inizio di novembre 2006.

La corsa non è destinata a rallentare: secondo gli analisti di settore, è possibile un ulteriore rialzo, esaminando l’andamento delle quotazioni dei prodotti lavorati al Platt’s (il mercato di riferimento europeo) e quello del mercato interno. Questo si tradurrebbe in un rincaro del carburante di 2-3 centesimi al litro, che per gli automobilisti significherebbe tra 1 e 1,5 euro in più per ogni rifornimento completo.

Ma dagli esperti attiva una speranza: dopo aver raggiunto gli ormai inevitabili cento dollari al barile, il prezzo del petrolio inizierà a ripiegare verso valori più normali. Davide Tabarelli, esperto energetico di Nomisma Energia, spiega che ormai il prezzo «non è determinato dai fondamentali del mercato petrolifero, ovvero domanda, scorte e offerta mondiale, ma da aspetti finanziari» che ormai dominano le piazze petrolifere così come tutte le altre Borse merci.

Sulle quotazioni alle stelle incidono poi i fattori internazionali: l’Iran, il quarto principale produttore al mondo, è al centro di un braccio di ferro con i governi occidentali per il suo programma nucleare, sospettato di essere una copertura per lo sviluppo di armi atomiche. In Irak l’industria petrolifera sta cercando di tornare sui suoi passi dopo anni di guerra e sanzioni. E la Nigeria, ottavo Paese produttore, deve fare i conti con gli attacchi dei guerriglieri agli impianti delle compagnie petrolifere.