Il petrolio sfonda quota 75 dollari: è allarme nel G-7

Il Fmi: agevolare il calo del dollaro. Tremonti: «Lasciamo un’economia in ripresa». Juncker: «L’Italia ha il dovere di tagliare il deficit»

Gian Battista Bozzo

nostro inviato a Washington

Prezzi del petrolio e squilibri globali - fra questi, in prima fila, la questione irrisolta del calo ordinato del dollaro - i temi al centro del summit primaverile del G7. I ministri delle Finanze di Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada si sono riuniti nella serata di ieri nella capitale americana per analizzare la situazione economica globale. L'andamento del mercato e la presenza, come ospiti, dei ministri finanziari di Arabia Saudita e degli Emirati arabi uniti insieme ai russi, ha evidentemente focalizzato parte della discussione sugli approvvigionamenti energetici, in particolare di greggio. Ieri, sui mercati americani, le quotazioni sono giunte ai 75 dollari al barile (75,21 la chiusura a New York), nuovo record assoluto, a causa dei timori sulla regolarità delle forniture provenienti da Iran e Nigeria («È necessaria un’alternativa e non può essere che il nucleare», ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti).
Insieme con la preoccupazione per la volatilità dei prezzi petroliferi, il comunicato del G7 conferma le previsioni positive del Fmi sull'economia mondiale, che per il quarto anno di fila cresce oltre il 4%. Prima del summit, Tremonti ha avuto un incontro con il segretario Usa al Tesoro John Snow. «La sinistra deve smettere di parlare di economia italiana in crisi - afferma Tremonti -; non è vera la teoria del rovinismo, è vero invece che è in atto un rilancio. Il nostro governo consegna al nuovo un’economia in ripresa. Se la sinistra lo riconosce - aggiunge - è una buona base di partenza». Nuovo governo cui il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, raccomanda «di tagliare il deficit». E il commissario europeo agli Affari economici Joaquin Almunia aggiunge: «Sul deficit il nuovo governo deve rispettare gli impegni presi da quello uscente».
La questione degli squilibri globali, in particolare dei cambi, è stata affrontata nel corso di una conferenza del Fondo monetario che ha preceduto di poche ore il vertice del G7, presenti ministri e banchieri centrali, fra cui Mario Draghi. Il riordino dei tassi di cambio è stato definito «inevitabile», ed è stato chiesto a tutti i Paesi di contribuire, per propria parte, a una discesa ordinata del dollaro. «Una correzione disordinata di squilibri globali - ha spiegato il direttore generale del Fmi, Rodrigo de Rato - sarebbe molto dannosa, e questa possibilità diventa sempre più attuale se il tempo passa e gli squilibri non vengono affrontati». Se il deprezzamento del dollaro non avvenisse in maniera graduale, i mercati farebbero scintille. Allo stesso tempo, se alla discesa del dollaro corrispondesse un parallelo calo dello yuan cinese, per l'Europa sarebbero guai. Dunque, ognuno deve fare la propria parte, compresi i Paesi emergenti.
In un lungo articolo pubblicato sul Washington Post, Snow ha negato che i deficit gemelli americani, di bilancio e commerciale, rappresentino il pericolo maggiore per gli equilibri economici internazionali. «. Quanto all'Europa, deve portare avanti le riforme strutturali per modernizzare i mercati finanziari, del lavoro, dei prodotti e aumentare così il potenziale di crescita economica.