Petrolio, il voltafaccia di Obama: sì a nuovi pozzi lungo le coste Usa

Dopo l’Irak, la caccia al petrolio. Sono le trivellazioni a largo delle coste degli Stati Uniti l’ultimo argomento su cui il candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, ha cambiato idea. In fondo, non si vede perché anche per le piattaforme petrolifere non possa valere il motto della sua campagna: «Yes, we can».
Dopo la recente decisione dell’Amministrazione Bush di permettere di cercare il petrolio a largo delle coste di Alaska e Florida, venerdì Obama ha detto che potrebbe appoggiare le trivellazioni. «Il mio interesse - ha dichiarato il senatore al The Palm Beach Post, giornale della Florida, uno degli Stati che potrebbe essere interessato dalle trivellazioni - è per una politica energetica che possa abbassare il prezzo del gasolio». E se per raggiungere l’obiettivo fosse necessario scendere a compromessi e realizzare una politica di trivellazioni «non voglio essere così rigido da impedirlo», ha concluso.
Ma quelle di Obama non sono preoccupazioni da lavoratore che non riesce ad arrivare alla fine del mese. Dietro alla sua svolta energetica ci sono i sondaggi che, impietosi nonostante la grande performance europea e le migliaia di persone accorse a Berlino, hanno visto il suo vantaggio su John McCain, un tempo sostanzioso, evaporare sempre più. Proprio in coincidenza con gli attacchi del candidato repubblicano sul tema dell’energia.
Perché per i cittadini americani, abituati a fare il pieno a buon mercato, vedere al distributore il gasolio a quattro dollari al gallone (meno di un euro al litro, prezzo irrisorio se paragonato a quelli europei) è stato un choc sia economico sia psicologico. E allora, con l’energia diventata il tema numero uno della corsa alla Casa Bianca, meglio passare per un voltagabbana che scoprire il fianco agli attacchi dei repubblicani.
Insomma, dopo le posizioni ammorbidite sull’Irak e lo scenografico giro in elicottero con il generale David Petraeus, dopo la aver fatto la banderuola sull’utilizzo dei fondi pubblici, dopo il cambio in corsa su embargo cubano e immigrazione clandestina, per Obama è arrivato anche il tempo di cambiare le politiche energetiche e ambientaliste, dando il placet alle piattaforme petrolifere.
Un cambio di strategia che ha lasciato stupiti i repubblicani, che da settimane si battono senza risultato con i democratici al Congresso per dare il via a nuovi pozzi petroliferi sul territorio americano. Ora, con la pausa estiva alle porte e i senatori pronti a cinque settimane di stop, è arrivata la nuova posizione obamiana. «La realtà è che non ha un piano sull’energia - ha sbottato McCain - Si è opposto alle trivellazioni, si è opposto al nucleare, si è opposto a tutto».
Almeno fino a oggi. Certo, Obama continua a parlare di energie alternative e rinnovabili, di biocarburanti e di automobili più efficienti, ma ormai per le piattaforme petrolifere a largo delle coste americane sembra cosa fatta. Se il senatore afroamericano dovesse vincere, però, sarà meglio che le compagnie interessate facciano in fretta: potrebbe cambiare di nuovo idea.