Petrucci: "Italia nel G10 dello sport mondiale"

Il presidente del Coni: &quot;Erano Olimpiadi difficili, ma erano anche 24 anni che non superavamo la Francia. Ci siamo mantenuti ai vertici, e non era facile posizionarci tra i primi dieci. Mi risulta che l'Italia sia 46/a sui 126 paesi che partecipano al forum economico di Davos. Qui siamo noni su 204 nazioni: il nostro è un marchio vincente&quot;<br />

Pechino - Non avrà scalato il medagliere, ma l'Italia che nei settori produttivi è costretta a rincorrere, nello sport tiene botta. Anzi si conferma tra i grandi del G10. L'oro di Roberto Cammarelle, arrivato a sipario già calato su Pechino così come era stato quattro anni fa ad Atene con quello della maratona di Stefano Baldini, fa chiudere la spedizione azzurra con 28 podi, di cui otto d'oro, e il nono posto nella classifica generale delle medaglie. Quanto basta, se non per far cantare vittoria, almeno essere soddisfatti.

"Erano Olimpiadi difficili, ma erano anche 24 anni che non superavamo la Francia - ha esordito il presidente del Coni, Gianni Petrucci - Ci siamo mantenuti ai vertici, e non era facile posizionarci tra i primi dieci. Mi risulta che l'Italia sia 46/a sui 126 paesi che partecipano al forum economico di Davos. Qui siamo noni su 204 nazioni: il nostro è un marchio vincente. Non mi sembra che in altri settori sfondino". E sono tanti gli elementi che i padroni di casa Italia vedono con soddisfazione, in un bottino che però scende rispetto alla precedente edizioni dei Giochi. 'Abbiamo visto tante facce nuove - ha proseguito Petrucci - e sono belle novita', comprese quella dei pugili. Se avessimo vinto dove eravamo favoriti e anche in quelle discipline dove poi sono emerse le sorprese, adesso saremmo quarti".

Sullo score pechinese pesa senz'altro la maledizione dei quarti posti: 13 in tutto, due arrivati proprio nell'ultima giornata, con la pallavolo maschile (che però è andata anche oltre le aspettative) e la ritmica, che invece doveva essere medaglia sicura. Medaglie perse, perché ad Atene i "legni" furono solo quattro. A Pechino si guadagna in età: quella media degli ori è scesa dai 28.7 del 204 a 26.5 del'edizione cinese. Inoltre quattro su otto medagliati finiti sul gradino più alto del podio erano esordienti. In assoluto l'età media dei medaglisti è scesa da 30,47 a 29,84, un ritocco leggero, se si considera che tra le medaglie ci sono quelle di Josefa Idem o Alessandra Sensini, non certo teen ager. Ma quelli appena conclusi sono stati Giochi da 'record'' soprattutto alzando lo sguardo oltre il confine nazionale. 'Sono stati 86 i paesi medaglisti sui 204 partecipanti - ha snocciolato i dati il capo delegazione e segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi - ma sono stati soprattutto i Giochi della svolta: a Pechino c'é stato il cambio dei paralleli e dei meridiani dello sport".

In Cina si certifica il tramonto dell' Europa, passata dalle 514 medaglie di Sydney alle 453 di Pechino, con 39 ori persi per strada. Cresce invece l'Asia (da 143 medaglie otto anni fa a 213). Nel vecchio continente l'unico vero exploit lo registra la Gran Bretagna: il Paese che ospiterà le Olimpiadi del 2012 è schizzata nel medagliere con 17 medaglie in più rispetto ad Atene. 'E' salita in maniera incredibile - continua Pagnozzi - e tutto lascia prevedere che in casa potrà puntare al terzo posto nel medagliere finale". Pagnozzi ha elogiato il livello organizzativo dei cinesi e si è rallegrato del bottino azzurro: '30 medaglie rappresentavano il confine tra un'edizione ottima e straordinaria. Così siamo tra ottima e buona. Sette medaglie vengono dal veneto, sei dalla Campania. C'é però da dire che abbiamo fatto tredici con i quarti posti". Rammarico per gli sport di squadra che ad Atene avevano registrato un boom (ma questo farà risparmiare il Coni, che per i premi spenderà 3.245.000, la metà di quanto sborsato quattro anni fa con 4 squadre sul podio), ma grande soddisfazione per 'l'atmosfera mai avuta in passato".

E se le medaglie diminuiscono seppure di poco, cresce l'ottimismo sul futuro: gli azzurri sono più giovani, il nuovo che avanza non ha comunque spazzato via i grandi campioni di sempre (come Idem o Vezzali che si confermano a livelli super). Petrucci omaggia la Cina e cita Mao per indicare la strada del futuro: 'La rivoluzione si fa a tappe, dei passi avanti sono stati fatti in alcune discipline. L'atletica ad esempio ha avuto il doppio dei finalisti, ancora manca tanto, ma io devo difendere il mio esercito". Quanto ai volti nuovi saranno lo spot per il futuro dello sport azzurro: "Faremo un discorso per valorizzare alcuni atleti. Penso ai pugili, Cammarelle e Russo cattureranno l'attenzione". E poi ci sono state le storie d'amore, i fidanzamenti tra sportivi 'belle pagine' scritte in questa Olimpiade.

Che ha fatto parlare di diritti umani, che ha aperto uno squarcio nella diffidenza occidentale nei confronti della Repubblica popolare. "Lo sport non può sopperire a quello che non fa la politica, non mi metto a fare l'eroe" ha ribadito Petrucci a quanti, da Montecitorio o Palazzo Madama, chiedevano la diserzione, il boicottaggio. La Cina ha fatto grandi Giochi, ha stravinto in organizzazione e al botteghino delle medaglie. L'Italia torna a casa senza fare le capriole, ma con la consapevolezza di non aver perso il treno per restare attaccata alle più grandi.