Petrucci a Moratti: «Inter straniera, la voglio più italiana»

Il nº1 del Coni: «Nel basket è un disastro, nel calcio va meglio tranne che per i nerazzurri»

Franco Ordine

Scusi, presidente Petrucci, vuole richiudere le frontiere dello sport italiano?
«Guardi che non sono il tipo da riportare indietro le lancette dell’orologio. Io mi preoccupo di tutelare il patrimonio nazionale e mi accorgo che ci sono stranieri, extraeuropei, che tolgono spazio e posto di lavoro agli italiani».
E allora?
«E allora dobbiamo invertire la tendenza. E cominciare dagli sport dove si avverte l’emergenza. Le affido qualche dato: nel basket la percentuale degli italiani utilizzati è del 25%, sei anni prima era del 45%. Come faccio a non preoccuparmi?».
Benissimo: quindi il calcio è al riparo da questa politica?
«Nel campionato italiano, la percentuale è soddisfacente, siamo al 70% in serie A. L’anomalia è rappresentata da qualche caso isolato».
Dall’Inter, vero?
«Esatto. Ma nessuno vuole mettersi sul collo di Moratti: avrà a disposizione il tempo necessario per mettersi in linea con la circolare».
Nel frattempo al basket minacciano di organizzare un’altra Lega...
«Fossi in loro non inseguirei propositi irrealizzabili e in particolare non userei in modo sfacciatamente strumentale la nazionale. Con la nazionale non si gioca».
C’è chi sostiene che non hanno i soldi per mettere in piedi l’altra Lega...
«Non faccio i conti in tasca ai presidenti. Dico solo: per favore, liberate il campo dagli avvocati, e dialogate con la federazione».
Caro Petrucci, Torino 2006 si avvicina: siamo sicuri di fare bella figura?
«Scommetto sul figurone per tre motivi: 1) non si è mai vista la consegna in anticipo degli impianti; 2) l’entusiasmo sta crescendo e adesso partirà la campagna pubblicitaria della Rai; 3) i biglietti venduti sono una garanzia. Se vuole sono disposto a buttarmi: sono sicuro che saranno le migliori olimpiadi di sempre».
E i tagli alla finanziaria...
«Le Olimpiadi non potevano essere risparmiate dal vento gelido della riduzione dei costi che attraversa tutto il Paese. Toccherà a Pescante riequilibrare i conti».
Il presidente del Cio, Rogge, continua a temere in materia di doping: ha qualche ragione?
«Vorrei ricordargli che da noi c’è già stato il mondiale di Bormio e non si è verificata alcuna retata. Quello che lui chiede, la sospensione della legge italiana nei 20 giorni, è irricevibile. In Australia, prima delle Olimpiadi, tutte le delegazioni furono rivoltate all’aeroporto come un calzino».
Perché si è messo di traverso nella vicenda degli stadi nuovi?
«Perché ho voluto parlare chiaro. Avremo l’europeo del 2012, la documentazione spedita all’Uefa è avvitata sugli impianti attuali che saranno ristrutturati. Chi volesse inseguire sogni di gloria, stadi nuovi con centri commerciali, deve fare come in Inghilterra: l’Arsenal ha dovuto vendere Vieira e forse anche Henry per pagare il conto della spesa. In Italia avremo uno stadio a 5 stelle, sarà l’Olimpico. Lo dico a Lotito che ha tradito un curioso abbassamento della vista: quando era un tifoso vedeva bene dalla tribuna, adesso che è diventato presidente della Lazio, non vede più niente».
E sul tema dei prezzi dei biglietti cosa risponde?
«Le società interessate dal problema si guardino negli occhi senza raccontare la favola dell’antitrust. Un calcio senza pubblico perde appeal».
La colpa è anche del cattivo esempio dato dal Palazzo...
«Obiezione, pensiamo agli ultimi due anni: fatte le regole, sono state rispettate. E i ricorsi al Tar hanno puntualmente dato ragione a Coni e federcalcio. Non solo. Leggo di bilanci sani, di investimenti oculati e noto lo sbarco, nel settore, di imprenditori di valore, da Cairo a Cazzola, da Lori del Mantova a De Laurentiis. A proposito del presidente del Napoli: quest’estate ha fatto ricorso, l’ha perso e si è messo al lavoro per migliorare la squadra. Così si fa».
Per il comportamento della Rai, l’esclusiva del calcio sta rischiando di perdere valore: come si interviene?
«Devono mettersi nelle mani di Galliani, è un fuoriclasse nella materia. Ho sentito nei giorni scorsi una lezione di diritto televisivo, a Milano».
Lei che portò Sacchi in Nazionale, cosa pensa di Lippi?
«Arrigo arrivò per scelta di Matarrese (falso, ndr), Lippi è il miglior Ct possibile. L’idea che un grande allenatore, passato dal club, possa allenare e bene la Nazionale è sempre valida».
Le piace la maglia azzurra?
«A me sì. E non capisco perché bisogna modificarla se non incontra il gusto di qualche giornalista».
Caro Petrucci, ha un sogno nel cassetto?
«Io sogno un Paese nel quale il calcio continua a farla da padrone ma dove è possibile vedere il pienone al palaRuffini di Torino per un gala di ginnastica».