Pettegolezzi, illazioni e tante accuse: il golf a Salsomaggiore è un tormentone

A Salsomaggiore, disperso in una valle bellissima ma aspra, franosa e mal servita da strade e stradelli, all'inizio degli anni '90 si decise di costruire un percorso a 18 buche: proprietà dei terreni pubblici, gestione dei diritti di superficie privata. Le cronache locali sono ricche di chiacchiere e illazioni sul come e perché si scelse quel luogo anziché altri più pianeggianti e consoni al gioco e all'accesso di turisti e appassionati, ma questo è un altro discorso: il fatto è che lì è stato messo in piedi e lì si è trascinato stancamente fino a oggi. Secondo dati resi ufficiali da una perizia finalizzata a una vendita di cui si dirà tra poco, nel 2007 i soci erano 124 con quote di circa 1280 euri ciascuno e il ricavo da green fee 120mila euro in totale, pari a circa 6.5 giocatori giorno (le medie italiane indicate dalla FIG ancora nel '99 parlano di oltre 350 soci e 38 giocatori/giorno, con punte di 150 in zone turistiche come Salsomaggiore).
Viste le premesse non esaltanti date dalle gestioni pregresse, normale che si pensi ad altre soluzioni: quali? Con grande stupore dei valligiani e della maggior parte dei salsesi, il Comune, senza gare né concorsi di idee, né altro, ipotizza di vendere ciò che è di sua proprietà a una società cui ha già trasferito i diritti di superficie, società immobiliare nata nel 2006, capitale 15mila euro, che chiede di costruire 101 unità abitative all'interno del Golf stesso (sono visionabili e poste in vendita già da mesi su www.salsomaggioregolf.com, anche se niente è stato ancora deciso e approvato). Ovvio che si scateni una guerra ormai alla soglia delle carte bollate tra maggioranza di sinistra e opposizione: in effetti, a guardare i documenti pare esserci molto di cui discutere e molto di cui decidere da parte delle istituzioni competenti. Girandole di società, molte delle quali di diritto estero, convenzioni più o meno ignorate, eventuali danni erariali, mancanza di bandi di gara, l'indubbio danno ambientale che ha già fatto schierare a difesa WWF, Legambiente e altri…
Insomma, tanto basta perché un'associazione della Valle, la Biblioteca del Viaggiatore, si metta all'opera per raccogliere materiale da fornire al pubblico affinché possa capire quali soluzioni alternative alla cementificazione esistano per salvare il golf, ammesso che ciò sia possibile.
La Federazione Italiana Golf, che parrebbe non essere mai stata richiesta prima di pareri o di valutazioni o consigli da parte pubblica o privata, accetta l'invito della Biblioteca e sabato 24 gennaio manda alla prima riunione del futuro comitato di rilancio del golf e difesa della valle il responsabile dei Tappeti erbosi, Alessandro De Luca. Invitato con lui c'è anche Paolo Croce, rappresentante italiano di GEO, Golf Environment Organization. Il succo delle loro relazioni, sia pure inevitabilmente molto attente a non interferire, almeno per ora, con attività di associati locali? Il riassunto è in una lettera inviata già a suo tempo da De Luca ai promotori: prima di pensare a costruire case, per far partire il golf in un luogo come Salso, ci sono ben altre possibilità fatte di sinergie con le Terme e con albergatori e associazioni locali. Croce è ancora più chiaro: i 60 milioni di turisti del golf al mondo amano l'ambiente incontaminato quasi più delle comodità ed è questa la chiave per attirarle, in una valle così bella: tanto che è ormai un vanto fregiarsi dei premi di rispetto ambientale attribuiti da GEO. Ma il succo vero viene da una relazione inviata su loro richiesta al comitato dall'ex sindaco di Miglianico, oggi presidente della Fondazione che ne gestisce con successo il golf dopo vicissitudini simili a quelle salsesi: via immobiliaristi e privati, assunzione di responsabilità del comune e gestione pubblica del percorso. Con soddisfazione di golfisti e ambientalisti e successo della struttura.
La prossima puntata di Salso prevede quindi la presentazione di un progetto alternativo da parte di chi è convinto che l'unico modo di salvare il golf sia di promuovere la valle com'è, con il suo ambiente quasi incontaminato e le sue delizie, culinarie e no.