Pettegolezzi a scopo di estorsione Il «NY Times» dice addio al gossip

Eleonora Barbieri

È come se, improvvisamente, gli italiani al rientro in ufficio dopo la pausa pranzo si trovassero senza la pagina di gossip del TgCom: così gli abitanti di New York, nel giro di una settimana, si sono scoperti orfani di due padri del pettegolezzo della Grande mela. Prima Jared Paul Stern del New York Post e, ieri, Campbell Robertson del New York Times, spostato dalla sua rubrica quotidiana ad occuparsi di teatro nella redazione «Arti». La sua column, «Boldface names» è stata soppressa, come un treno in un giorno di sciopero.
Meglio non correre rischi, meglio non far spiccare troppo quei «nomi in grassetto» (che suonano anche un po' boldfaced, ovvero sfacciati, come la curiosità e l'impertinenza di chi ficca il naso negli affari altrui), soprattutto dopo lo scandalo che, la scorsa settimana, ha travolto il collega del Post. Stern firmava due volte a settimana scoop scandalistici per la Page Six, la sezione di gossip più letta di tutta la metropoli. Fino a che è finito sulla prima pagina del rivale Daily News, scoperto dall'Fbi mentre ricattava Ron Burkle, magnate dei supermercati: 220mila dollari per risparmiarsi un anno di punzecchiature mondane e, anche, la possibilità di diventare un «collaboratore», spifferando al reporter segreti e peccati di amici ricchi e famosi. Il miliardario Burkle ha registrato e denunciato quella che lo stesso Stern avrebbe definito «una mafia»: «Un mio amico diventa tuo amico» è la regola. E gli amici (veri) dell'amico, da spelacchiare sulla Page Six, sarebbero stati alcuni esponenti democratici come Bill Clinton, la moglie Hillary e l'ex vicepresidente Al Gore.
La brutta fine di Stern - definito dagli avversari già da tempo un «gossip monger», ovvero un commerciante di pettegolezzi - ha messo in allarme il New York Times che, nella sezione della cronaca locale, aveva dato spazio alla rubrica di Robertson proprio per cercare di contrastare lo strapotere della Page Six. Operazione poco riuscita perché, almeno a detta del sito jossip.com, i pezzi di Robertson erano troppo raffinati e, soprattutto, troppo giornalistici: il guaio è che lui e i suoi colleghi frequentavano davvero cinema, teatri e locali a caccia di celebrità, senza accontentarsi delle soffiate. Ma non è per questo che il grande quotidiano ha deciso di dire addio a una rubrica poco in linea con lo stile della testata: piuttosto, vista l'aria che tira, meglio prevenire che dover poi curare, magari con qualche causa in tribunale.
I tempi duri sono cominciati due settimane fa, quando George Clooney ha deciso di dichiarare guerra a gawker.com, un sito che non si accontenta del comune pettegolezzo, ma che ha come punto forte una mappa di Manhattan (la Gawker Stalker map) dove, in tempo reale, indica la posizione di alcuni vip, scovati e segnalati dai fedeli lettori. Alcune star avevano già lamentato l'invasione di privacy, ma i gestori del sito si erano giustificati con la distanza di 15 minuti che intercorre fra la segnalazione e la pubblicazione on line. «E se sto pranzando?» si è chiesto il bel George, che ha lanciato una proposta ai colleghi famosi: spedite una serie di segnalazioni incoerenti, in modo da rendere inutile il sistema di avvistamento. Metodo che, finora, sembra aver sortito l'unico effetto di spingere il sito a creare le magliette «George Clooney Stalked me» (cioè «mi ha pedinato»), supplicando i lettori: «Compratele, fatelo per George» e per la sua nuova «battaglia contro le forze del male». Non è un caso se, di fronte alla vicenda del Post, Clooney sia rimasto «muto come una mummia» (parola di Steven Zeitchik su Variety): «Non mi riguarda», anche perché, per premiare la coerenza, «George non è mai stato il prediletto della Page Six - ha sottolineato il suo portavoce Stan Rosenfield - ma l'ultimo articolo su di lui era molto generoso».
I propositi sono invece bellicosi in casa Pitt-Jolie: la coppia, in vacanza in Namibia, ha promesso di farla pagare cara a chi provasse a scattare foto indiscrete e il governo del paese ha minacciato di espulsione chi si azzardi a non rispettare la privacy degli illustri ospiti. Tanta ostilità, forse, ha il volto di un bebè: pare infatti che Angelina voglia partorire il bimbo in Africa, in una terra da lei molto amata. Molto più degli scoop.