La Peyroux, novella Billie Holiday

La cantante è reduce dal doppio concerto al Blue Note, dove ha presentato i brani dell’ultimo album «Half the Perfect World»

Antonio Lodetti

Il canto jazz punta molto su Madeleine Peyroux (anche se Madeleine, oltre alla sua band, si accompagna con la chitarra) che qualcuno ha già affrettatamente definito «la nuova Billie Holiday», perché proietta nelle canzoni le sue ansie, le sue inquietudini, i conflitti della sua personalità tormentata. Per questo si ispira a Billie, non solo come stile di vita, ma anche e soprattutto cercando di seguirla sulla strada della libertà espressiva. «Credo non esisterà mai una donna e un’interprete più completa - racconta Madeleine - un’artista vera che ha trasformato le sofferenze della sua vita in blues. Lei e il blues sono le due facce complementari della stessa medaglia: nelle sue canzoni si condensa tutto e il contrario di tutto, gioia e tristezza, felicità e dolore, voglia di riscatto e rassegnazione, curiosità e apatia».
La Peyroux è reduce dal doppio concerto di mercoledì al Blue Note, con il suo show che punta sui brani dell’ultimo album Half the Perfect World, sofisticata collezione che raduna pezzi originali come I’m All Right e cover che spaziano dalla pianistica River di Joni Mitchell a Smile di Chaplin passando per The heart of Saturday Night di Tom Waits, La javanaise di Serge Gainsbourg, Blue Alert e il pezzo che titola l’album di Leonard Cohen. Un repertorio d’autore ma non proprio jazzistico. «Non faccio questione di generi, piuttosto reinterpreto le canzoni secondo la mia sensibilità. Il mio modo di cantare è profondamente jazz, perché filtra sentimento e improvvisazione. I brani di altri artisti che ho scelto sono veri, scritti da gente che ha vissuto forti esperienze sulla propria pelle, come Tom Waits, la voce dei perdenti, Cohen il poeta, Joni Mitchell che mescola sogni e realtà o l’immortale Charlie Chaplin».
La sua voce matura e controllata ma al tempo stesso inquieta, è il frutto della sua insofferenza, della sua ribellione e della sua vita a metà strada tra l’infanzia americana e l’adolescente ribelle parigina. «Mi sento davvero libera perché unisco le radici americane alla fantasia francese. A Parigi ho vissuto per la strada a contatto con gente che soffre per creare arte. Ho unito lo spirito del jazz alla sensibilità degli chansonnier».
Donna davvero libera Madeleine Peyroux, fin troppo insofferente ai meccanismi del mercato, capace di otto anni di silenzio tra un disco e l’altro, di fughe da tutto e da tutti che hanno messo persino in allarme i suoi discografici, costretti un paio d’anni fa a cercarla ovunque e a rimandare alcuni concerti e impegni promozionali. «Io sono così, ho bisogno dei miei tempi e delle mie pause e spesso questo mondo mi soffoca». Dal debutto nel 1996 con Careless love, che ha messo a rumore il mondo del jazz con rivisitazioni di classici blues degli anni Venti, al ritorno nel 2004 con Careless Love, Madeleine non ha perso l’ispirazione. Forse ha bisogno di un pizzico d’abbandono in più nei concerti dal vivo. «Io sono come sono, sostanzialmente malinconica, però ora la mia musica è piena di energia positiva».