Pezzali: «Basta frenesia ora canto il pop lento»

Max presenta il cd «Time Out» Tra gli ospiti Tiziano Ferro e Eros Ramazzotti alla chitarra

da Milano

«Mi sono stancato di fare tutto di corsa». È cresciuto Max Pezzali, quello che con gli 883 è diventato il simbolo del disimpegno, del provincialismo fatto pop, dell’«uomo ragno» ucciso e chi sia stato non si sa. Insomma, per carità di patria è diventato il parafulmine delle critiche di chi pensa che la musica o è «alta», cioè spesso incomprensibile, oppure non merita gli applausi. Invece Massimo Pezzali, detto Max dagli amici di Pavia, di applausi oggi ne accumula più di prima e anche Time out, il suo nuovo cd, se li prende tutti a petto in fuori perché è l’album giusto nel momento giusto (presentazione dal vivo domani all’Alcatraz di Milano). «Siamo ossessionati dall’ansia di prestazione, andiamo veloci per il gusto di farlo, senza neanche rendercene conto», spiega. E aggiunge: «Voglio vivere il presente: e non è una frase tipo carpe diem. Ho scelto di non demandare tutto solo al futuro oppure alla memoria del passato».
A proposito: nel passato recente si è detto che lui fosse malato grave, addirittura che fosse morto e persino l’amico Jovanotti un giorno si è allarmato e ha preso il telefono per capire che erano tutte fandonie. In realtà Pezzali ha seguito una dieta dimagrante (persi 22 chili) e l’altro giorno, nei corridoi di Fiumicino, sgambettava veloce come un razzo per prendere l’aereo e iniziare a Milano la promozione dell’album. Cappellino in testa, zaino in spalla. «Volevo proprio che fosse così, questo disco», dice oggi che le undici canzoni sono il suo nuovo identikit di quarantenne sfuggito alla sirena del successo, che un giorno sembra una pin up e poi magari diventa una strega. «Quando avevo vent’anni pensavo che a 40 mi sarei solo annoiato. E invece mi rendo conto che le esperienze più belle della mia vita le ho vissute adesso». Sarà per questo che il disco è sgarzolino ma ragionato, ha gli accenti freschi del pop italiano eppure è suonato con la chitarra dobro e persino con il banjo che sono tipici del country e qui chissà che cosa ci fanno. «Le mie canzoni sono un’istantanea di quello che ascoltavo e sentivo quando ero in studio di registrazione», spiega lui. Durante le registrazioni, proprio come dovrebbe accadere sempre, gli amici passavano a trovarlo e qualcuno ha lasciato un regalo. Eros Ramazzotti ha suonato l’assolo di Sei fantastica con una chitarra «molto anni Ottanta, voleva far sentire un suono della vecchia scuola». Tiziano Ferro è invece uno dei coristi di Time out: «Si sente che è Tiziano, ha una classe infinita e mica è pigro come me: lui si muove».
Pezzali lo farà dal 12 ottobre, quando, sempre da Milano, partirà la sua tournée italiana. Nel frattempo le canzoni saranno germogliate, le radio inizieranno a trasmetterle e le selezionerà il pubblico con quel processo di fidelizzazione che, tanto per dire, l’anno scorso ha fatto del greatest hit di Pezzali un campione di vendite estive, mantenendolo per due mesi in cima alla classifica. «Vorrei che si potessero rivalutare quei dischi che una volta definivano poco colti, tipo quelli di Ac/Dc, Ted Nugent, Kiss. Se li riascolti oggi, ti accorgi di quanto fossero perfetti, lunghi il giusto per entusiasmare e per terminare lasciando la voglia di riascoltarli». Intanto lui è cresciuto e ora può permettersi di dire che «siamo in un Paese dove vincono le persone anziane, con un meccanismo antico e provinciale: ci sono gli inamovibili, con tutto il loro fardello di privilegi e prebende, e ci sono i giovani che devono lavorare il triplo solo per potersi mantenere». In mezzo, musicalmente parlando, ci sta lui. Né troppo rock, né troppo pop: semplicemente Max Pezzali, quello che sa trasformare la normalità in una bella canzone: ce ne fossero di bravi come lui.