Pezzali, l’idolo della porta accanto "E' il momento di essere ottimisti"

In <em>Max live</em> ci sono i suoi migliori brani più due inediti. &quot;Bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno&quot;

Milano - Oplà, giusto il tempo di un sorriso e Max Pezzali inizia a mitragliar parole, sempre più veloce, sempre più soddisfatto. È in un periodo d’oro, beato lui, e la sua felicità non dipende solo dal cd in uscita (un bel live, anche in dvd) o dall’ottimismo che sgorga anche dal nuovo singolo Mezzo pieno mezzo vuoto. Diventerà padre a settembre, questo ragazzone pavese, e nei suoi discorsi si sente già la frenesia di chi non vede l’ora. «Si chiamerà Hilo, come un grande esploratore hawajiano. Della Polinesia mi attrae l’idea che laggiù siano sempre stati grandi navigatori a vista, capaci però di conquistarsi seriamente la vita». Max Pezzali se l’è conquistata a voce la sua vita, sganciandosi a fatica dall’eredità post adolescenziale degli 883 per riportare nella canzone pop il dolce stil novo della quotidianità. Perciò parla e parla e la sua, parola dopo parola, diventa una rassegna stampa dei nostri tempi.

Bentornato Pezzali, in un periodo in cui sono tutti depressi o arrabbiati lei va controcorrente (e si capisce anche dalla sua nuova canzone).
«Ma sì, è una nostra forma mentale, per cui dobbiamo vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto. Per esempio, si dice che viviamo in tempi violenti. Può essere, anzi senz’altro è così. Ma se pensi agli anni ’70 o ’80, quando ad esempio al sabato non potevi andare a comprare dischi in via Torino a Milano perché lì si menavano sempre fascisti e comunisti, mi sembra che le cose siano migliorate. E poi bisogna guardare al futuro e prendere le cose belle che abbiamo».

Forza, parliamone.
«Siamo diventati europei, con due soldi prendi l’aereo e arrivi a Londra o a Barcellona. E poi le informazioni circolano molto di più: oggi anche un ragazzino può sapere tutto del mondo. E infine, adesso che mia moglie è incinta, mi sono accorto di quanto sia progredita la medicina anche sotto questo profilo».

Una volta questi erano i discorsi di chi, diciamo così, era più avanti negli anni.
«Adesso le cose progrediscono molto più in fretta, la mia adolescenza sembra un secolo fa. Io sono cresciuto in un’epoca assistenzialista, ma oggi non può più essere così. Eppure siamo l’unico Paese in cui si parla ancora di nostalgici di destra o di sinistra. Anche politicamente, bisogna andare incontro al futuro».

Appunto, c’è un nuovo governo.
«Io ho simpatie per Veltroni, ma sono convinto che Berlusconi abbia capito l’importanza di rifondare il nostro Paese, che è un paese dell’egoismo, delle troppe signorie. Dobbiamo uscire dalla logica dei piagnistei e della provvidenza ed evitare che qualcuno, come è stato negli scorsi anni, continui a mantenere tirato il freno a mano».

A proposito, lei parla a ruota libera.
«È un segno che ho tante cose da fare. Prima l’uscita del mio romanzo di debutto, Per prendersi una vita, adesso il disco e poi il tour, che partirà il 14 giugno dalla Villa Reale di Monza: insomma, non mi fermo mai».

Sarà per questo che, secondo un vecchio sondaggio Abacus, Max Pezzali risulta «il più conosciuto e seguito» dai giovani tra i 14 e i 24 anni.
«Più che gli onori che derivano dalla fama, sento che dal pubblico mi arriva simpatia. Penso di essere entrato nel quotidiano, mi trattano come se fossi l’idolo della porta accanto. E anche durante i concerti mi accorgo che è così. E, anche per questo, prima di oggi non avrei mai pubblicato un disco dal vivo».

Perché?
«Volevo avere credibilità, non essere soltanto il canzonettaro che sale sul palco. Adesso i miei concerti sono in equilibrio tra le canzoni del passato e quelle più nuove. E ho cambiato gli arrangiamenti “plastificati” degli anni 90: anche io provo a entrare nel futuro».