Pezzi di scarto per cambiare il mondo: quando il riciclo diventa architettura

Dalla superstrada di New York che Scofillo ha trasformato in parco urbano, ai due silos del porto di Copenhagen riconvertiti in condomini di lusso, fino al Palais de Tokyo parigino ripensato dal duo Lacaton&Vassal come museo contemporaneo. Al Maxxi di Roma, fino al 29 aprile, una mostra con 80 grandi progetti

Quando il ricilco diventa architettura. La superstrada di New York che Diller Scofillo ha trasformato in parco urbano. I due grandi silos del porto di Copenhagen riconvertiti in condomini di lusso. O il Palais de Tokyo parigino, con la sua struttura anni trenta, ripensato dal duo Lacaton&Vassal come museo contemporaneo. O anche pre reastare in Italia, quel doppio tunnel del Trentino riutilizzato a cura dello studio Terragni o la cava sarda diventata Parco dei Suoni. E proprio "Re-cycle, strategia per l'architettura, la città e il pianeta" è il titolo della mostra al Maxxi di Roma, curata da Pippo Ciorra, che restareà aperta fino al 29 aprile.
Negli anni Settanta un gruppo di architetti fiorentini detti "radicali" immaginò una specie di integrazione totale del Colosseo, come a ricostruirlo, trasformandolo da rudere in edificio moderno. Il gruppo di chiama Superstudio e già allora indicava una strada che, attraversando qualche decennio di storia dell'architettura, porta fino all'avanguardia dei nostri giornittuale. Una prospettiva di cui parla, con lo guardo in giro per il mondo, spaziando fra generi, metodi e risorse, "Re-cycle". Ottanta opere, progetti, oggetti, filmati, alcuni celeberrimi. stando all'Italia,
Sono esercizi di pensiero e di materia, progetti fotografati, realizzati, documentati e spiegati nei loro assunti ideali. Con divagazioni sorprendenti. come quella a cura di Enrico Ghezzi che, a proposito di riciclo, ha confezionato un Blob da 1500 ore. O come la music on bones di estrazione sovietica: quando il vinile era vietato, si adoperavano i fogli delle lastre radiografiche per incidere musica, che adesso si può ascoltare.
«Re-cycle è un grande contenitore di progetti, installazioni, video e fotografie prodotti sui temi più attuali della ricerca contemporanea, quelle strategie progettuali e creative che intervengono sull'esistente, ridonando usi e significati innovativi e sperimentali», spiega Margherita Guccione, direttrice del Maxxi Architettura. Del resto, «l'architettura è di per sé un materiale riciclabile - sostiene Ciorra - . La novità postmoderna è che il riciclo non è più solo un dispositivo economicamente, politicamente o antropologicamente corretto, ma anche una delle forme più sofisticate e attuali della ricerca espressiva degli architetti contemporanei».
Nei ritocchi finali all'allestimento hanno lavorato anche i venti studenti liceali che, con il gruppo Raumlabor Berlin hanno costruito nel piazzale del museo una casa tutta di materiali di recupero, pescati nelle discariche Ama: la facciata è fatta di finestre, la zona notte di auto, il tetto di bidoni. Decisa e ineludibile, ecco Maloca, l'installazione di Fernando e Humberto Campana: una cascata di rafia che cita una capanna tipica degli indios brasiliani, in uno spazio che Zaha Hadid ha lasciato libero sotto uno spicchio di cielo. Nella sala Carlo Scarpa, fanno da monito su certi vani tentativi di riuso, le foto di Pieter Hugo "Permanent error": in una discarica del Ghana, si dà fuoco ai computer donati dall'Occidente a cittadini africani che non sanno che farsene. Perciò, per estrarne metallo li bruciano, creando diossina e scenari postatomici, da incubo.