«Phone center, i Comuni fissino un tetto»

Zanello: «Compito delle amministrazioni rilasciare i permessi». Per il Carroccio, in città solo un esercizio su tre è registrato

Marta Bravi

Un progetto di legge regionale per regolamentare l’insediamento e la gestione dei centri di telefonia. È quanto proposto dal gruppo consigliare della Lega in Regione per integrare la legge 155 del 31 luglio 2005, ovvero il «pacchetto antiterrorismo», e contestualizzarlo alle realtà locali. «L’articolo 7 della legge disciplina i phone center e gli internet point solo dal punto di vista della sicurezza - dice Massimo Zanello, capogruppo regionale della Lega -, a fronte anche dell’arresto di Osman Hussain, uno degli attentatori di Londra avvenuto, non a caso, proprio in un phone center romano. Questa norma prevede che chiunque intenda aprire un centro di telefonia debba richiedere autorizzazione al questore della Provincia competente. Noi proponiamo una normativa che ne regoli la gestione complessiva, non limitata solo alla sicurezza». Inoltre, continua Zanello, «le norme della legge hanno validità fino al 31 dicembre 2007, mentre la nostra proposta dovrebbe regolamentare questi servizi anche oltre tale data».
Il progetto di legge, suddiviso in 9 articoli, prevede che l’autorizzazione amministrativa per l’apertura di un tale esercizio venga rilasciata dal Comune e non più dal questore provinciale, in base alla valutazione del tipo di attività che il gestore intende svolgere, l’omologazione delle apparecchiature, il rispetto delle norme edilizie, urbanistiche e sulla destinazione d’uso dei locali e degli edifici, norme igienico-sanitarie e di settore. Aspetti su cui la 155 non si esprime. Questa proposta mira a coinvolgere direttamente i Comuni per omologare la norma su tutto il territorio regionale, evitando pericolose disparità. Nell’articolo 3 si richiede alle singole amministrazioni di stabilire il numero massimo di autorizzazioni che si possono rilasciare in base alle normative urbanistiche. «Questo per evitare che i phone center riescano a proliferare all’insaputa delle autorità competenti. A tale proposito - dichiara il consigliere leghista Fabrizio Cecchetti - invitiamo il ministro delle telecomunicazioni ad aggiornare il suo registro: secondo le liste ufficiali, a Milano sarebbero registrati 109 phone center, mentre basta guardare le pagine gialle per contarne addirittura 334». Dato che era già stato denunciato a marzo da Matteo Salvini, capogruppo del Carroccio in Comune, cui era seguito un esposto alla procura per chiedere dei controlli.
L’autorizzazione, in base al pdl, sarebbe rinnovabile annualmente per un massimo di vent’anni e dovrebbe essere richiesta anche nel caso di trasferimento, ampliamento di locali e subentro di un nuovo titolare. Per poter aprire un servizio di telefonia sarebbe necessario possedere un attestato professionale e avere la fedina penale pulita.