«Phone center»: via allo sciopero della fame

Nessuna proroga per l’entrata in vigore della legge regionale che regola l’insediamento e la gestione dei centri di telefonia in sede fissa. Lo ha deciso il consiglio del Pirellone. Il provvedimento entrerà in vigore il 22 marzo e costringerà alla chiusura tutti i phone center che non si saranno adeguati alle norme previste.
A niente è servita la lettera aperta che Eugenio Paschetta, presidente di Assiphoc, aveva indirizzato al sindaco, al prefetto Gian Valerio Lombardi e all’assessore comunale alle politiche sociali, Mariolina Moioli, per chiedere una soluzione comune. E si è rivelato inefficace anche il presidio di protesta che i gestori dei phone center avevano organizzato in concomitanza con la discussione delle possibili modifiche. Centinaia di persone accorse con slogan e cartelli presso un camper parcheggiato di fronte al Pirellone, dove sei colleghi extracomunitari intraprendevano uno sciopero della fame che promettono di proseguire «a oltranza». I manifestanti contestano «la disparità di trattamento rispetto alle altre attività commerciali» e alcuni obblighi introdotti dalla legge, come quello di avere tre bagni e l’imposizione di metrature minime (ritenute esagerate) per le cabine e la sala d’attesa.
«Appena la prima attività sarà costretta a chiudere - ha dichiarato Beatrice De Simone, legale dell’associazione dei gestori di phone center - ci presenteremo al Tar e alla Corte costituzionale, perché sulla legge gravano pesanti sospetti di incostituzionalità». «Possono presentare tutti i ricorsi del mondo, non ce ne frega nulla» è stata la secca risposta di Stefano Galli, capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale.