Più del 40 per cento delle donne afghane è andato alle urne

In molte hanno atteso anche tre ore per potere votare

Fausto Biloslavo

da Kabul

Le donne afghane hanno dimostrato agli uomini, e soprattutto ai resti dei talebani e di Al Qaida, che non sono fatte solo per nascondersi sotto il burqa: 41% dei sei milioni di elettori afghani del voto parlamentare di domenica scorsa sono donne. Nel Paese che fu dei talebani è un segnale importante della voglia femminile di democrazia. Il dato è stato reso noto ieri dal Jemb, la commissione elettorale che ha gestito le elezioni e il conteggio dei voti. In almeno due province le donne hanno uguagliato o superato gli uomini come votanti. Si tratta della nuova provincia di Daikundi, dove la percentuale è stata del 50% e di quella di Farah dove si segnala il picco più alto: 51%.
I dati sono ancora più incoraggianti se si tiene conto che Daikundi si trova fra le province di Uruzgan e Ghazni, abitate da tribù pashtun ultraconservatrici e infestate dai talebani. Nella provincia di Farah, nell’Afghanistan occidentale, era stato rapito e ucciso, prima delle elezioni, il capo della sicurezza britannico di una ditta di costruzioni.
Il giorno del voto si era notato che l’entusiasmo non mancava, soprattutto alle donne. Nella provincia pasthun di Wardak aspettavano pazienti, sotto il burqa, anche tre ore, pur di votare. Un gruppo di donne sciite erano addirittura arrivate da Kabul, sobbarcandosi il viaggio, perché risultavano registrate nel paese di origine. Coperte dal velo nero degli sciiti insistevano con le donne sunnite, nascoste sotto il burqa, affinché parlassero con i giornalisti. «Non vergognarti, siamo venute a votare per difendere i nostri diritti», dicevano alle più timorose.
Il dato del 41% per cento è ancora più stupefacente tenendo conto che nelle zone rurali dell’Afghanistan l’analfabetismo raggiunge punte dell’80% fra gli uomini e talvolta del 100% fra le donne. Quindi molti elettori non erano neppure in grado di leggere i nomi dei candidati e si aiutavano con i simboli oppure i numeri.
Le donne si erano organizzate in famiglia, per il giorno del voto. Fuori dalla capitale venivano sempre scortate dal marito, ma a Kabul abbiamo incontrato Tamana, la nipote quindicenne, che sa leggere e scrivere, che aveva accompagnato alle urne, Hawa, la nonna analfabeta. Pur non avendo l’età per votare, la giovane ha aiutato la parente anziana a scegliere una candidata per il Consiglio provinciale e l’ex ministro Ramazan Bashardost, che protesta contro la corruzione, per il Parlamento.
La commissione elettorale ha raccolto sul sito ufficiale le testimonianze più significative delle donne alle urne. «Sono orgogliosa e felice che alla fine siamo state liberate dalla nostra schiavitù e possiamo votare liberamente», ha dichiarato Mariyam, una ragazza di 20 anni, che votava a Kandahar, l’ex capitale spirituale di mullah Omar.
Prima del voto la registrazione elettorale delle donne nelle province di Helmand e Uruzgan, roccaforte dei talebani, è aumentata rispettivamente del 23 e 35%. In un distretto di Ghazni, città calda verso il confine con il Pakistan, nessuno donna si era iscritta al voto per le presidenziali dello scorso anno. Per le parlamentari erano 13mila.
La Costituzione prevede 68 seggi garantiti alle donne su 249 della Camera bassa e il 25% dei posti nel Consiglio provinciale. Il 12% dei candidati per il Parlamento erano donne e sarà interessante vedere se qualcuna è riuscita a battere gli uomini.