«È più affascinante di Paolo e Francesca»

Gian Carlo Calza, autore di un commento alle illustrazioni del XII secolo: l’opera ha fecondato, più di Dante per noi, l’intera cultura nipponica

Gian Carlo Calza insegna Storia dell’Arte dell’Asia Orientale a Ca’ Foscari, ha organizzato i convegni e le mostre che la Fondazione Cini di Venezia dedica in queste settimane al romanzo di Murasaki Shikidu e ha scritto Genji. Il principe splendente (Electa, pagg. 80, euro 15), uno dei pochissimi saggi nella nostra lingua sull’enorme influenza che questo monogatari ha avuto nella cultura giapponese. Simile a quella di Dante sulla nostra civiltà. «Forse anche più profonda - commenta - poiché Genji ha fecondato tutte le arti nipponiche, dalla pittura alla calligrafia, e persino la fotografia di oggi, come possiamo vedere nelle opere “diaristiche” di Araki, e delle giovani fotografe di cui abbiamo organizzato esposizioni legate a doppio filo a quella su Genji».
La più antica riproduzione rimasta del Genji - del XII secolo - è una delle grandi opere d’arte nipponiche...
«Decisamente. Solo i frammenti rimasti - meno di un decimo del totale - ci indicano che almeno cinque mani di calligrafi e tre di pittori lavorarono su questo libro incredibile, con inserti di oro e argento in carta di elevatissima fattura».
Genji vive pure nelle trasfigurazioni in giapponese moderno che ne hanno fatto alcuni scrittori del Novecento...
«Prima della Seconda guerra mondiale Tanizaki Junichiro ne fece una versione eccellente, che lo influenzò nella stesura del suo Neve sottile. L’autrice di Virtù femminile, Setouchi Harumi, oggi badessa di un piccolo convento, ne fece pure lei una versione di grande finezza. Come quelle di Hishikawa Jun e della poetessa Yosano Akiko».
Si potrebbe continuare a lungo...
«Certo. Genji è ovunque in Giappone. Pensiamo ai shojo-manga, i manga romantici, di atmosfera delicata, per le ragazze. Devono molto al Genji monogatari. In Italia non si può dire, per esempio, che Paolo e Francesca della Divina Commedia informino ancora oggi qualsivoglia produzione».
Il suo è uno dei pochi libri italiani su Genji...
«Ho cercato di trasmettere Genji come esperienza culturale globale, non solo letteraria. Come mito culturale fondatore del classicismo giapponese».