Più alberghi che turisti coi fondi dell’Umbria

A Eurochocolate il digiuno del comitato che ha tentato di tagliare i costi della politica

da Perugia
Quest’anno Eurochocolate, la crapula nel segno del cacao (un milione di visitatori lo scorso anno nel weekend), a Perugia riserva una sorpresa: da domenica scorsa a questa sera quelli del comitato per il referendum e delle liste civiche digiunano, con lo striscione: «Abbiamo fame di democrazia». Perché? Semplice. Loro avevano raccolto 13mila firme per dimezzare l’indennità dei consiglieri regionali - dall’attuale 80% di quella dei parlamentari, pari a circa 12mila euro al mese, al 40% com’era nel '75 -, il referendum era stato regolarmente fissato per il 5 giugno. Maria Rita Lorenzetti, la governatora ds, l’ha sconvocato (per «non creare turbative» con il referendum sulla procreazione assistita del 13). E del referendum taglia-prebende non si è saputo più. Il sindaco Renato Locchi, sempre ds, non ha concesso - «ci sono già troppi stand» - lo spazio ai ribelli digiunatori. I quali hanno trovato ospitalità con il loro banchetto all’arcivescovado, sotto le logge di Fortebraccio, proprio a lato della cattedrale, sulla piazza IV novembre.
Detto questo, a girare per i 298 enti pubblici e carrozzoni - tra commissioni per l’imballaggio delle uova, il «Comitato per la razza ovina sopravvissana» o il «Banco assaggio vini» - dove la giunta regionale fa piovere centinaia di nomine, si impara una cosa. Che non sono sprechi. Che non è solo il modo con il quale il sistema di potere imperniato sui Democratici di sinistra riperpetua se stesso all’infinito. Ma è una disposizione dell’anima, una forma mentis, un modo di vivere.
Prendiamo la «Commissione tecnica regionale per l’accertamento del possesso del requisito di sufficiente capacità degli imprenditori agricoli». La giunta regionale di Maria Rita Lorenzetti nomina gli 8 commissari scelti tra le associazioni di categoria e quelle professionali. A che cosa servono? A valutare «attraverso colloqui amichevoli» la capacità professionale dei contadini, ovvero «il pre-requisito previsto dal regolamento europeo, numero 1257, del '99 per accedere ai finanziamenti del Piano di sviluppo rurale» come spiega Antonio Sposicchi, membro della Confederazione degli agricoltori italiani (Cia), da sempre l’organizzazione collaterale del Partito.
Bisogna tenere bene a mente questo numero, 1257, del regolamento dispensa quattrini. E si deve aver superato il segno se Antonio Sposicchi avverte: «Troppi bandi, troppi finanziamenti a pioggia. La fase della ristrutturazione dei casali noi la consideriamo chiusa... ». Cos’è successo? È successo che una fetta, non trascurabile, dei fondi europei - ma anche statali, ma anche regionali - sono finiti a foderare d’oro le vecchie case di campagna: 100mila euro a fondo perduto in media a «imprenditore agricolo» che ne abbia fatto richiesta. Ora ci sono più agriturismi che turisti, mentre l’agricoltura umbra è in una crisi nera.
Nonostante il fiume di quattrini pubblici. Nei primi quattro anni del Piano di sviluppo rurale 2000-2006, - dicono alla Regione - in Umbria sono stati distribuiti finanziamenti per la bellezza di 395 milioni di euro, foraggiati al 40% dall’Unione europea e al 30% rispettivamente dalla Regione e dallo Stato. «Servono progetti mirati - dice Antonio Sposicchi della Cia -, nell’innovazione, nella ricerca, perché anche in agricoltura si può fare ricerca... ».
Ma non è solo il modo di spandere denaro pubblico in agricoltura a essere contestato. L’ultima trovata della giunta regionale, a luglio, è stata di stanziare 3 milioni di euro (piano biennale per l’edilizia residenziale pubblica) destinati ai progetti di bioarchitettura, con contributi di 28-38mila euro ai soci di cooperativa assegnatari o agli acquirenti degli alloggi. Peccato che i requisiti previsti per i progetti siano così rigidi e gli standard così esigenti, e i tempi (90 giorni per presentare le domande) così stretti, che da più parti ci si chiede se ad avvantaggiarsi saranno i soliti bene informati. E nella gestione della montagna di soldi - 15mila miliardi di lire - per la ricostruzione post terremoto, qua e là tra i Comuni stanno emergendo esempi non proprio edificanti.
Ma è su un altro piano che la giunta regionale ha subito lo smacco più grosso. Lo strappo con la Chiesa, in Umbria accusata dai moderati di flirtrare troppo con la sinistra, l’unica forza al potere da 60 anni. Contro lo Statuto regionale che ha ignorato le radici cristiane nella regione di San Francesco e di San Benedetto e contro il riconoscimento delle coppie di fatto che a tutti i costi si è voluto inserire nell’articolo dedicato alla difesa della famiglia, ha fatto sentire con forza la sua voce monsignore Chiaretti, l’arcivescovo di Perugia, ed è sceso in campo perfino il vescovo di Terni, monsignore Paglia, il fondatore a Roma della Comunità di Sant’Egidio. Uno strappo che forse - anzi, senza forse - è stato sottovalutato dall’opposizione di centrodestra.
(12. Continua)
pierangelo.maurizio@alice.it