Più attenti ai consumi energetici

Ancora una volta occorre far prevalere il buon senso e valutare se apportare modifiche alla centrale termica

Con il 21 marzo, equinozio di primavera, è terminato l'inverno astronomico ma non la stagione di funzionamento degli impianti termici, stagione che a Genova - secondo la legge 10/91 - dovrebbe terminare il 15 aprile, ma che anche quest'anno si è protratta per alcuni giorni in forza di una proroga concessa dal sindaco, come consentito dalla stessa legge per quando le condizioni meteorologiche lo richiedano.
La stessa legge prevede analoga deroga per la data di attivazione degli impianti (1° novembre) che, nel caso si verifichino basse temperature esterne, può essere anticipata, sempre con l'autorizzazione del sindaco. Nel corso della stagione di funzionamento, per lo stesso motivo e con uguali modalità, possono essere concesse più ore di funzionamento giornaliero.
In buona sostanza, sembrerebbe che per far funzionare gli impianti di riscaldamento sia innanzitutto indispensabile dotarsi di calendario, orologio e di un mezzo d'informazione locale, oltre che dei prescritti apparecchi di termoregolazione, ma non necessariamente di buon senso. Questo è un optional che la legge non prevede e, pertanto, pare che non si debba usare.
La Russia ha ridotto la quantità della fornitura di gas, si è dovuto fare ricorso alle riserve strategiche, lo stato ha imposto la riduzione di un'ora di attivazione degli impianti; non si conoscono i risultati di quest'ultimo provvedimento, ma la circostanza, se non fosse drammatica, farebbe solo sorridere.
Non abbiamo ancora voluto capire che sprechiamo energia, in quantità enorme, ogni giorno e per buona parte delle nostre attività, regolarmente lamentandoci degli aumenti di prezzo dell'energia nelle diverse forme con cui ci viene fornita, ma senza nulla fare per ridurne il consumo.
Usiamo l'automobile per andare a comprare il giornale e poi andiamo in palestra per camminare su un rullo o in un istituto specializzato per tonificare la muscolatura con le elettrostimolazioni; facciamo 200 km di strada, sempre con l'automobile, per inforcare la mountain-bike e percorrere un sentiero identico a quello che abbiamo dietro casa; telefoniamo all'amministratore del nostro condominio se in casa abbiamo una temperatura inferiore a quella del vicino, ma apriamo la finestra quando abbiamo troppo caldo, salvo poi lamentarci della spesa quando arriva il rendiconto annuale.
Forse non tutti sanno che, apportando alcune modifiche alla centrale termica con l'uso di apparecchiature e tecniche moderne, si potrebbero ridurre i consumi di combustibile, e quindi la spesa di esercizio, di oltre il 10%, così come non è noto che riducendo di 1 grado la temperatura ambiente si otterrebbe un risparmio di circa il 7%, mentre indossare una maglietta in più non costerebbe niente; con opportuni interventi di coibentazione dell'involucro degli edifici si potrebbero ottenere risparmi che preferiamo non quantificare per non essere tacciati di terrorismo psicologico.
Il problema di più difficile soluzione, senza un minimo di buona volontà, è quello che deriva dalla eterogeneità di alcuni impianti centralizzati con la conseguente differenza, a volte anche notevole, tra le temperature all'interno dei diversi appartamenti.
La condizione peggiore si riscontra in quegli impianti che derivano dalla centralizzazione di precedenti impianti autonomi, fenomeno che è iniziato nella seconda metà degli anni Cinquanta e che si è protratto per una quindicina d'anni, perché ha messo insieme, per essere alimentati dalla stessa centrale termica, impianti di tipo, qualità e consistenza assolutamente diversi. A quei tempi, le differenze erano facilmente accettabili perché gli impianti si potevano accendere, spegnere e condurre col semplice accordo dei condomini, accordo che si raggiungeva con una certa facilità, anche perché il gasolio costava attorno alle 18 lire il litro e l'olio combustibile ancor meno. Oggi che, come abbiamo detto, si deve tener conto del calendario, dell'orologio, del consenso del sindaco, ma, soprattutto, del costo del combustibile (sia esso gasolio o metano), se ci ostiniamo a non voler usare il buon senso difficilmente riusciremo a non sprecare energia e denaro ed a ridurre la litigiosità nei condomìni, ultimamente aumentata in misura esponenziale.
Che fare, dunque? Intanto, togliamoci dalla testa che ritornando agli impianti autonomi si risolvano tutti i problemi di funzionamento e di spesa che oggi lamentiamo, perché potrebbe verificarsi anche il contrario e, poi, ricordiamo che la soluzione di problemi tecnici si può trovare interpellando e possibilmente seguendo le indicazioni di professionisti esperti in materia che - caso per caso - possono fornire il suggerimento più appropriato.
Purtroppo, invece, per quanto riguarda il Tanto declamato buon senso non risulta al momento che esistano istituti tecnici, né facoltà ove ci si possa specializzare. È una materia da apprendere con l'autodidattica e da usare con tanta buona volontà.