«Ma la più bella è a Gaeta, a picco sul mare»

Tra gli sport estremi di montagna, il free climbing è forse quello che dà le massime scariche di adrenalina a fronte di un’attrezzatura relativamente costosa. «C’è bisogno di scarpette da arrampicata, un’imbracatura, una fune da 70 metri, una serie di rinvii (coppie di moschettoni legati da una fettuccia), elmetto da alpinismo e il crash pad, un materassino per attutire le eventuali cadute», spiega Albert Beretta, free climber romano con 20 anni di esperienza e otto di insegnamento. Le scarpe costano tra i 50 e i 100 euro, l’imbracatura sui 70, la fune dai 100 ai 120, i rinvii tra i 10 e i 12 (ne servono una decina), l’elmetto circa 35, il materassino un centinaio di euro e infine un sacchetto di magnesite, una polvere per dare maggior presa alle mani, dai 5 euro in su.
Consigliato frequentare un corso, anche se sono molti gli autodidatti e i freeclimber che imparano dagli amici. Un corso di tre mesi in una delle scuole più frequentate, l’École verticale a lungotevere Flaminio 67, costa 210 euro e permette di affrontare le prime arrampicate all’aperto in tutta sicurezza. Una delle falesie più frequentate dai romani è quella dell’Appia Antica. «Ma tra le più belle della nostra regione consiglio senz’altro quelle di Sperlonga e quella di Gaeta, a strapiombo sul mare, davvero spettacolare». Le falesie di Sperlonga, che si innalzano fino a 200 metri con vista spettacolare sul Tirreno, contano l’incredibile numero di 555 percorsi di tutte le difficoltà (dal livello 4 a 8b), lungo placche calcaree di ottima qualità. Forse ancora più bella è la roccia calcarea di Gaeta, una falesia unica nel suo genere che si può raggiungere solo in barca o calandosi dall’alto. È bene aspettare qualche anno, invece, per la falesia di Grotti, nel Reatino, immersa in boschi bellissimi e ambita meta di tutti gli arrampicatori in visita in Italia.