«Più blog e meno tessere Ecco il partito del futuro»

nostro inviato a Gubbio
Forza Italia fu definito il partito di plastica. Ora provate a creare qui a Gubbio, alla scuola di formazione di Forza Italia, il Pdl. Di che materiale sarà fatto il nuovo partito, coordinatore Verdini?
«Un materiale che si espande. Il risultato delle elezioni del 13 aprile non è sufficiente, dobbiamo portare il partito sulla strada della semplificazione e del bipartitismo».
Vi accorderete entro primavera?
«Questa settimana si riunisce il comitato costituente».
Il congresso?
«A gennaio-febbraio. L’importanza del congresso è legata alla scadenza delle prossime elezioni politiche ed europee».
Come farete a non litigare con An?
«Con An i patti ci hanno portato alla vittoria del 13 aprile. Sono patti molto solidi, l’obbiettivo dei partecipanti al Pdl è comune. Si potrebbe discutere del leader ma il leader è Berlusconi e da lì discende tutta l’impostazione che dobbiamo dare al Pdl. Al di là della prima fase in cui siamo costretti a parlare di percentuali di presenza dei due partiti (il famoso 70-30, ndr) sceglieremo i migliori, le persone più adatte per convincere gli elettori a votarci».
Il simbolo?
«È come una squadra vincente: non si cambia».
I numeri?
«Nei sondaggi abbiamo un avanzamento al 42-45%. Io credo che in futuro si possa puntare al 50 più uno. L’area di riferimento esiste. Trentotto noi, 8 la Lega e siamo a 46. Sto parlando di area intendiamoci! Sennò poi ci dicono che vogliamo prendere i voti della Lega. Poi l’Udc, la Destra, i piccoli. E a mio giudizio ci sono elettori di centrosinistra che si trovano a disagio».
Quanto vale questo partito in termini di tessere?
«Al di là della formula di tesseramento si arriverà ad adesioni pari al 10% dei voti».
Perché al di là delle formule? Spariranno le vecchie tessere?
«Dobbiamo pensare a formule innovative anche per il tesseramento, i gazebo ci hanno dato indicazioni, dobbiamo aprirci alle nuove tecnologie. Si deve pensare a un partito non rigido, ma veloce e dinamico».
Lei che non risponde nemmeno al telefonino punterà sulla tecnologia?
«Non rispondo perché mi sembra una scortesia nei confronti delle persone con cui parlo di persona. Ho visto quel che è successo negli Usa, dove alle convention dei democratici e dei repubblicani sono stati accreditati i blogger...».
Creare un partito dei blog senza creare scontri tra vecchie e nuove generazioni?
«Non tutto sarà innovazione. Si deve modernizzare la classicità dei partiti. Chi oggi ha 30 anni nel ’92 ne aveva sedici. Della Prima Repubblica non hanno vissuto niente. Sono persone prive di nostalgie. È una generazione post-ideologica. Allo stadio di Firenze nei 200 metri nella sfida Mennea-Borzov c’erano quelli che tifavano Borzov e ricordo che ci fu una zuffa. Ora non accadrebbe».
Il Pdl sarà un partito post-ideologico?
«Sì. Lo deve essere perché post-ideologici lo sono diventati tutti gli elettori italiani. Più della metà della popolazione che ragiona così: scelgono chi ti propone le cose pratiche. I giovani votano così».
Ma in questi giorni si è parlato molto di nostalgie proprio all’interno di An, tanto che Fini ieri si è pubblicamente dichiarato antifascista...
«Le parole di Fini sono simili alle mie. Guardare al futuro è quello che serve agli elettori che ci hanno riconosciuto la guida del Paese».
Partito che nasce dalla storia di Fi, unione di anime diverse, dai cattolici ai socialisti, ma aperto, lei ha detto qui a Gubbio. Anche all’Udc?
«Un conto sono le disponibilità espresse a più riprese dagli aderenti al Popolo della libertà, un conto l’effettiva volontà degli altri, che pare non manifestarsi. È chiaro che l’espansione avviene attirando nel Pdl partiti che hanno da sempre formato l’area del centrodestra, ma non possiamo bloccare i lavori aspettando altri».
Lei ha detto che il Quirinale prima o poi vi toccherà. E ha scatenato un bel po’ di polemiche.
«Non intendo mettere in discussione il ruolo dell’attuale presidente riconosciuto dalla maggior parte delle persone e anche da me come un ottimo presidente. Però rivendico il mio ragionamento storico e politico: dal ’94 il centrodestra non ha mai perso le elezioni ma non ha mai indicato un presidente. Non ho mai detto però che va cambiato il sistema di elezione».
Avete buoni candidati?
«Eccellenti. Ce n’è uno che è un fenomeno... Sembra nato per fare il presidente, non faccio nomi. Ma un presidente adesso ce l’abbiamo e va benissimo così».