«Più concorrenza nei servizi idrici»

da Roma

Se la liberalizzazione dell’attività di parrucchiere è già in opera grazie al decreto Bersani-bis, i processi di apertura dei mercati più importanti languono. È il caso del disegno di legge del ministro Lanzillotta per la riforma dei servizi pubblici locali che giace da otto mesi al Senato.
La sinistra radicale ha bloccato il progetto che prevede di aggiudicare tramite procedure competitive a livello locale la gestione di settori come trasporti e igiene ambientale. Sulla questione è tornato ieri il vicepresidente della Commissione Ue, Franco Frattini. «Si deve cogliere l’occasione del ddl per eliminare quelle norme che consentono gli affidamenti a società pubbliche aprendo alla concorrenza», ha detto il commissario nel corso di un convegno organizzato dalla Fondazione Magna Carta.
Frattini ha inoltre rilanciato sostenendo che anche i servizi idrici, esclusi dal ddl, «vanno affidati con dei contratti al mercato». A queste osservazioni ha replicato il segretario generale dell’Antitrust, Fabio Cintioli, rilevando come gli emendamenti del governo (presentati per ammorbidire l’ala oltranzista, ndr) consentano agli enti locali di proseguire la gestione e di introdurre clausole di salvaguardia dei livelli occupazionali che limiterebbero l’efficienza delle liberalizzazioni.
Il commissario dell’Antitrust, Antonio Pilati, ha osservato che la proprietà pubblica delle reti come nel caso degli acquedotti non è una ragione sufficiente per escludere i servizi idrici dall’apertura del mercato viste le positive esperienze dei settori energia e tlc. Il senatore di Forza Italia, Gaetano Quagliariello, presidente della Fondazione, ha offerto un appoggio bipartisan purché al ddl si colleghi un analogo progetto presentato da Fi alla Camera. L’apertura dell’opposizione potrebbe rimanere lettera morta se l’esecutivo dovesse accogliere le richieste radicali per evitare nuove crisi.