«Più controlli nelle macellerie islamiche»

Blitz nei negozi degli stranieri a Sesto: denunce e irregolarità. Un appello di Fi a Cinisello

Silvia Villani

Qualcuno commenta amaramente che a Sesto San Giovanni e a Cinisello Balsamo ormai per far la spesa, o semplicemente per leggere le insegne dei negozi, serve un dizionario.
Ma tra i residenti e tra chi approfitta del sabato pomeriggio per guardare le vetrine, la vera preoccupazione sembra essere solo la sicurezza. A puntare il dito contro i phone center, le macellerie islamiche e i negozi di abbigliamento cinesi dove è possibile comprare un completo a pochi euro, sono però anche gli esponenti di minoranza dei due comuni dell’hinterland. Solo ieri infatti, nell’ex Stalingrado d’Italia, guidata dal sindaco diessino Giorgio Oldrini, tecnici dell’Asl e agenti di polizia in alcuni negozi nel quartiere Rondinella, a due passi dalla stazione FS e dal capolinea della linea rossa, hanno riscontrato numerosi reati.
In una, un dipendente, un egiziano di 35 anni, era privo del permesso di soggiorno. Il suo datore di lavoro, un connazionale, è stato invece denunciato per sfruttamento della manodopera clandestina. I tecnici dell’Asl hanno riscontrato poi un uso improprio dei locali, la mancanza di alcuni permessi e la cottura non autorizzata di alimenti. Dopo i lavoratori clandestini scoperti anche in alcuni phone center nella vicina Cinisello, il capogruppo di Fi, Giuseppe Petrucci, ha chiesto all’assessore alla Sicurezza e al commercio Roberto Imberti che polizia locale e forze dell’ordine controllino maggiormente le condizioni igieniche, i lavoratori e gli orari di chiusura dei negozi gestiti dagli stranieri.
L’esponente azzurro ha puntato il dito contro il centro commerciale «made in China» che sta sorgendo a Muggiò, a pochi metri da Cinisello, affermando che «oltre ai problemi relativi alla sicurezza è necessaria una politica che sia veramente a favore dei prodotti italiani di qualità e che metta un freno alla chiusura di latterie, panifici, drogherie e ferramenta».