«Più coordinamento per riequilibrare la filiera»

Per il presidente del Consorzio di tutela del Grana Padano, Nicola Baldrighi, il settore va riorganizzato «senza pesare sulle tasche dei consumatori». L'intervento della Agea

Se è vero che il prezzo medio al caseificio è sceso sotto i 6 euro al chilo, mentre i costi di produzione sfiorano i 7, le aziende oggi lavorano in perdita. «Una situazione insostenibile - spiega Nicola Baldrighi, presidente del Consorzio di tutela del Grana Padano - che ha varie concause. In primo luogo la sovraproduzione estiva: invece di destinare ai formaggi freschi, già colpiti da un rallentamento della domanda e dal calo dei prezzi, quella parte dei circa 25 milioni di quintali di latte di norma indirizzata a formaggi molli e latticini, i caseifici hanno dovuto trasformarla in un prodotto a lunga stagionatura». Ritenendo che potesse essere lasciato in magazzino, in attesa di tempi migliori.

Ma oggi, pur di vendere e con il timore di un mercato pronto a bloccarsi, gli intermediari che riforniscono la grande distribuzione hanno innescato una concorrenza al ribasso. «E i produttori, abituati a piazzare il prodotto mese per mese - osserva il direttore generale del Consorzio, Stefano Berni - si trovano a vendere sottocosto, in media del 15%. E questo avvantaggia soltanto i margini della grande distribuzione, che al consumatore propone il Grana Padano a 11 euro, peraltro con ampia facoltà di usare prezzi civetta».

L'impegno del Consorzio è, dunque, quello di riequilibrare domanda e offerta. «Senza pesare sulle tasche di chi compra - aggiunge Berni - è d'obbligo riportare quell'euro, che oggi manca all'appello, dalla fase finale della catena distributiva al punto di produzione. Tanto più che il Grana Padano non sta soffrendo cali di consumo». Per fronteggiare situazioni critiche come quella attuale, il complesso dei 165 caseifici associati al Consorzio, che producono annualmente 4,3 milioni di forme per un valore di oltre un miliardo, va riorganizzato. Spiega Baldrighi: «Serve un maggiore coordinamento tra produttori, così da agire alla stregua di un'unica azienda con più stabilimenti, ove le quantità sono decise in maniera univoca».

Nel frattempo, per superare l'emergenza, è stato approntato un piano di crisi. Attraverso l'Agea, l’Agenzia per le erogazioni nell'agricoltura, lo Stato ritirerà 200mila forme, equamente suddivise tra Grana Padano e Parmigiano Reggiano, per destinarle a varie onlus. «È un'operazione di prammatica, sostenuta con fondi Ue, che di straordinario ha la dimensione dell'acquisto, che peraltro noi rendiamo conveniente per l'Agea aggiungendo il 10% del prodotto». Un lotto altrettanto cospicuo sarà indirizzato nell'ambito delle azioni promozionali per l'agroalimentare italiano condotte da Buonitalia.