Più credito per dare ossigeno alle piccole imprese

da Milano

C’è un contagio dalla finanza all’economia reale?
«Va scongiurato a tutti i costi - risponde Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato -. Non vorrei che i guasti causati da altri potessero propagarsi all’anello più debole della catena».
A chi si riferisce?
«Alle piccole e medie imprese italiane di ogni settore, non solo di quello artigiano: sono la spina dorsale del Paese ma anche quelle che hanno più difficoltà di accesso al credito».
Quante sono?
«Il dato è enorme. Le imprese manifatturiere, di servizi e del commercio sotto la soglia dei 20 addetti sono il 98,7% dell’universo delle imprese italiane, che sono 4,2 milioni. Storicamente a queste, e non alla grande industria, le banche hanno sempre lesinato il denaro».
Crede che la situazione potrà peggiorare, in questo senso?
«Il problema, in questo momento, sta soprattutto nel rapporto tra le banche, perché oggi non si fidano l’una dell’altra e non si fanno prestiti: questo si traduce in un aumento del costo del denaro. Una crisi dell’economia reale significa difficoltà sociali: meno imprese, meno lavoro. Una conseguenza che va scongiurata. Quando invece le piccole imprese sono sempre state la salvezza delle imprese, quelle che hanno fatto reggere i livelli di occupazione e mantenuto l’export».
Il vostro ruolo è indiscutibile
«Voglio ricordare quello che ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, partecipando alla nostra assemblea di giugno, cioè quattro mesi fa».
Che cos’ha detto?
«Ha parafrasato una vecchia frase. Un tempo si diceva: se una legge va bene alla Fiat, va bene al Paese. Lui ha detto: se una legge va bene alle piccole imprese, va bene al Paese. Eppure...»
Eppure?
«Eppure il ministro dell’Economia, nel momento di massima crisi, ha convocato Confindustria, Abi e Banca d’Italia, ma noi no. Ci siamo rimasti male».
Contro una crisi che minaccia di allargarsi che cosa si può fare?
«La crisi può avere un suo nodo in un’ulteriore stretta nell’accesso a un credito già difficile. È chiaro che le piccole e medie imprese vanno protette da questo rischio».
Come?
«Penso a uno strumento che può essere molto efficace: dare spazi maggiori di garanzia ai Cofidi, quegli organismi di intermediazione tra piccole imprese e banche, offrendo una garanzia anche del 60%. La legge finanziaria, ipotizzo, potrebbe prevedere un fondo da destinare alla piccola impresa, che avrebbe un doppio effetto: dare liquidità alle imprese e maggiori garanzie alle banche».
Altre idee?
«Guardi, basterebbe fare le cose che stavano nel programma del Popolo della libertà: ovvero, ridurre gli sprechi, diminuire la burocrazia, lottare contro l’evasione fiscale. Tre cose che vanno insieme. Ma vorrei vedere degli atti concreti».
Non ne vede?
«Mah! Guardi la vicenda Alitalia. È stata salutata come il salvataggio delle compagnia, ma non ha osservato nessuna di queste tre necessità».