Più dialogo con le famiglie

Ora che sotto accusa finisce il sistema scolastico e lo scarso dialogo che spesso c’è tra insegnanti e genitori, il preside del liceo scientifico Amalfi, Gregorio Franza, parla delle difficoltà che talvolta si registrano nel rapporto con le mamme e i papà degli alunni. «Durante l’anno però - rassicura il preside - cerchiamo sempre di entrare in contatto con loro. Noi ci siamo da sempre attivati anche con il centro d’ascolto e una volta ufficializzata la bocciatura la segreteria della scuola manda immediatamente una lettera ai genitori».
Della situazione scolastica di F.F. parla l’insegnante di educazione fisica: «Quando ci siamo riuniti in consiglio di classe era già chiara la situazione - spiega - nella mia materia si è sempre impegnato molto e per questo nel voto finale l’ho anche premiato. Ma nelle altre materie evidentemente aveva delle difficoltà. Partecipava spesso alle attività extrascolastiche che organizzo per i miei alunni. È un ragazzo che mi ha sempre colpito molto: un po’ timido, ma inserito nella classe. Ogni tanto mi raccontava di sé e quando si discuteva sulla situazione scolastica, soprattutto ultimamente, diceva: mi impegno, ci provo».
Per Bruno Iadaresta, coordinatore nazionale dell’Osservatorio scuole del Moige (Movimento italiano genitori) casi del genere «sono espressione del malessere di un sistema scolastico in cui non c’è dialogo tra scuola e famiglia». «Spesso - continua Iadaresta - i docenti non conoscono il disagio del ragazzo in famiglia e la famiglia non conosce i problemi scolastici del figlio, questo perché tra i due sistemi non c’è integrazione. Così molti si sentono incompresi e abbandonati ai propri problemi, e da qui nascono le diverse espressioni del disagio, dall’atto di vandalismo al gesto estremo del suicidio». Anche il sociologo Franco Ferrarotti punta il dito contro il sistema scolatico: «Il rapporto studenti-professori si è deteriorato e loro non hanno più un rapporto diretto con gli studenti. Invece compito essenziale del docente è quello di capire i giovani, di esser pedagogisti e degni sostituti della famiglia».