È più difficile, ma bisogna ricostruire

(...) Mi dica una sola riga in cui giustifichiamo la corruzione. Non lo faremmo se fosse responsabile uno del centrodestra, figuriamoci di fronte a questi diessini che si ergevano a moralisti (alcuni di loro erano in prima fila fra i no global durante il G8, curioso no?) e che, come tutti i moralisti, sono da moralizzare. Di fronte a un’idea simile, che noi «giustifichiamo palesemente» le ruberie, ci verrebbe la tentazione di querelarla. Se solo lei fosse rintracciabile, certo. Ma come si permette? Seconda contestazione: il titolo «Abbiamo le prove: Marta non ha fatto nulla». Trattasi di ironia, capisco che non è merce per tutti. Terza contestazione: l’ampio spazio dato al fatto che il Vaticano abbia fatto un comunicato su carta intestata per dare solidarietà al professor Profiti, «scusate ma io non compro Europa o Avvenire, perchè dovrei leggere questo genere di cose?». A parte il fatto che Europa è il giornale della Margherita e non si vede cosa c’entri con il Vaticano, è forse la prima volta nella storia che la Santa Sede si schiera così pesantemente in una vicenda giudiziaria. E non mi sembra un particolare su cui sorvolare. Tutto qui.
Detto questo e ribadita la fiducia nella magistratura, penso che occorra pensare al futuro. Magari con il centrodestra alla guida di Comune, Provincia e Regione. Magari depurati dai comitati d’affari diessini. Magari con persone capaci come Sandro Biasotti, Renata Oliveri ed Enrico Musso alla guida delle istituzioni.
Ma, soprattutto, con un’idea chiara: Genova non è solo marcio, imbrogli e pastette. Genova può e deve ripartire: ad esempio, dal nucleare, di cui ha le potenzialità per essere la capitale del rinascimento, grazie anche al grande impegno del ministro Scajola. Ad esempio dal porto: non solo dai grandi terminalisti, ma da tutte quelle medie, piccole e piccolissime imprese che sono l’ossatura e la spina dorsale vera dello scalo genovese. Ad esempio dalle infrastrutture, che finalmente con il governo Berlusconi possono ripartire. Ad esempio, dalle alte tecnologie che sono la seconda impresa della città e che, con lo sforzo congiunto dell’Iit e del mondo che ruota attorno al professor Carlo Castellano, possono diventare la nostra chiave di eccellenza.
Demolire è facile. Ricostruire è più difficile.
Noi ci impegneremo per il secondo scopo. Che piaccia o no.