Più esenzioni per «ammorbidire» il ticket

Il Pirellone pensa di allargare la fascia di chi non versa l’imposta

Caro-salute, Roberto Formigoni and co. stanno lavorando contro i ritocchi all’insù imposti dal governo Prodi. A dare l’annuncio che riguarda otto milioni di abitanti (poco meno di milletrecento assistiti per ogni medico) è Forza Italia. Ma, attenzione, la Regione Lombardia non pensa di togliere quei dieci euro di ticket sulla diagnostica introdotti dalla Finanziaria - «cambiale in bianco imposta da Prodi per coprire in parte due dei tre miliardi in meno rispetto al fabbisogno previsto» sostiene la Regione - bensì «ridurre l’impatto sui cittadini».
«Sia il presidente Formigoni che l’assessore Alessandro Cè stanno ragionando almeno per ridurre quel ticket» fa sapere Maria Stella Gelmini. Un modo? Offrire nuovi servizi sanitari ai cittadini e allargare la fascia delle esenzioni. Modalità dettate al cronista con la dovuta cautela dal coordinatore regionale degli azzurri, all’indomani della decisione firmata dalla Provincia di Trento di non far pagare quel costo sanitario a chi ricorre alle cure sanitarie: «Anche se la Lombardia è la Regione più virtuosa d’Italia c’è bisogno comunque di far quadrare i conti e la Lombardia non ha le stesse risorse del Trentino» osserva il responsabile lombardo di Forza Italia.
Già, il nodo gordiano è proprio quello delle risorse, dei fondi che penalizzano la Lombardia: «Mi sorprende che il ministro Livia Turco abbia imboccato la strada della polemica con la Regione più virtuosa del nostro Paese. Ci sono campi dove non solo è giusto, ma anche doveroso, contenere la spesa ma se il passaggio è quello stabilito di diminuire i fondi del servizio sanitario, be’ non mi sembra un passaggio troppo corretto».
E sempre in tema di scarsa correttezza sono pure gli aggiustamenti firmati dal ministro Turco alla Finanziaria, che «confermano l’impostazione centralista» e la necessità di «un federalismo fiscale» in salsa lombarda per la Regione che, continua Maria Stella Gelmini, ha «il bilancio in pareggio».
Annotazione che si declina, da parte del Pirellone, nella possibilità di rivolgersi alla Consulta per eliminare quell’articolo della Finanziaria che prevede l’introduzione del ticket da dieci euro. Ricorso alla Corte costituzionale «perché i rimedi del Governo sono peggio del male». «Rimedi» che spingono il coordinatore di Forza Italia a invitare lo Stato a dare piena applicazione al federalismo fiscale, «all’attuale ripartizione degli utili in maniera discrezionale e discriminatoria, si può sostituire la piena competenza delle Regioni per la gestione economica e finanziaria della sanità».
Certezze che, parola di Maria Stella Gelmini, s’oppongono alle «menzogne» e «falsità» sulla sanità lombarda, messe in circolo dalla sinistra: ad esempio, la percentuale di quota pro-capite, «di soldi che lo Stato trasferisce alla Regione per ogni abitante», non è tra le più alte ma «tra le più basse, 1.683 euro per abitante per il 2007, contro i 1.778 della Liguria, i 1.664 della Toscana». Che, tradotto, significa qualcosa come cinquecento milioni di euro in meno ogni anno rispetto alla media nazionale, «penalizzazione che negli ultimi anni è costata undicimila miliardi delle vecchie lire».
E senza dimenticare che in Lombardia il settantatré per cento della popolazione per le prestazioni specialistiche non paga niente. O, almeno, prima di Prodi.