«È più facile vincere un oro che dar la pappa a mio figlio»

1) «Sarà un’emozione doppia, anzi tripla. Per la prima volta mi gioco un mondiale in casa e per la prima volta ci sarà Pietro in tribuna, mio figlio. Non ha mai visto una gara della mamma. Ci saranno il mio maestro, Giulio Tomassini, mio marito, mia madre. Avrò addosso pressione, arriveranno tante persone a vedermi, in pullman da Jesi e da Reggio Emilia dove ho i parenti. Spero di reggere a tutte le emozioni».
2) «Trascinatrice? Spero di esserlo per l’intero movimento e per gli atleti. Sarà importante la prova a squadre, perché il fioretto femminile è stato riammesso alle Olimpiadi. Se tiriamo come sappiamo...».
3) «Un anno molto particolare. A gennaio mi sono fermata per un infortunio: tre mesi senza gare. Ho saltato le prime sfide di coppa del mondo, eppure l’ho persa proprio all’ultimo. Ma ora è da luglio che mi preparo con continuità».
4) «Una meraviglia. Ho scritto un libro con Caterina Lucchetti che s’intitola “A viso scoperto”: racconta la mia vita, il ritorno in pedana dopo essere diventata mamma. Eppoi c’è mio figlio: per ora unico. Poi, dopo non so quale Olimpiade, si vedrà».
5) «Di certo i nostri mondiali in Italia portano fortuna all’Italia del calcio: nel 1982, appunto l’ultima volta, gli azzurri vinsero il mondiale. Stavolta si sono ripetuti. Però trovo sia giusto vedere i mondiali un po’ in tutti i Paesi: serve per pubblicizzare la scherma».
6) «Ogni volta si sale in pedana per dare e avere il massimo. Per tramutare tutto in forza, determinazione e grinta».
7) «Intanto voglio dare il massimo per non avere rimpianti».
8) «Dopo Torino penso alle vacanze. Ho bisogno di staccare la spina. E prima di Pechino ci sono ancora tanti traguardi: la coppa del mondo, il mondiale del prossimo anno. Un obiettivo per volta».
9) «Potrò dirlo solo dopo la gara. Non ho la sfera».
10) «Io penso a far l’atleta, ma credo che la federazione dovrebbe trattarci meglio a livello economico. Non siamo tutti uguali, non andiamo avanti nello stesso modo. Senza nulla togliere agli altri».
Domanda più personale: cara Vezzali, lei è un cannibale dello sport ed anche una regina, è dura stare in cima al mondo o è sempre più dura?
«Ogni volta vivo una vigilia in modo stressante, se così non fosse non sarei più motivata. Spero di continuare a divertirmi con lo stress. È difficilissimo arrivare e diventare più forte. Da ragazzina hai voglia e ingenuità, vivi tutto quasi senza renderti conto. Ora è difficile riconfermarsi. Più difficile oggi di prima».
È più facile vincere ori da mamma o da campionessa?
«Più facile vincere il mondiale che dare la pappa a mio figlio. Mi allena alla prontezza di riflessi: è dura infilare la bocca prima che la chiuda. Le mie avversarie sono avvertite, sono un lampo».