Più fiducia a premier e governo Di Pietro perde 4 punti di consenso

RomaCresce la fiducia nel premier, che si attesta al 56%. Risale il gradimento verso il governo, rilevato al 46%. Podio al maschile nella sfida tra ministri: sul gradino più alto Roberto Maroni (63%), subito sotto - a pari merito al 62% - Angelino Alfano e Maurizio Sacconi. E ancora. Gradimento al 50% per il Pdl, che eguaglia il valore più alto registrato già nei mesi scorsi. Variazioni positive per Pd (+2%) e Udc (+3%), pollice verso per Idv e Lega, in flessione del 4%. Questi i dati più significativi emersi dall’ultimo sondaggio di Ipr Marketing, pubblicato ieri dal sito Internet di Repubblica.
«Silvio Berlusconi e il suo governo tornano a riconquistare la fiducia persa nei mesi scorsi», spiega il direttore dell’istituto, Antonio Noto, che sottolinea come il Cavaliere, negli ultimi 30 giorni (il dato precedente risale al 13 marzo), abbia guadagnato «in un solo colpo 4 punti percentuali, invertendo una tendenza negativa iniziata lo scorso ottobre», per via della crisi economica.
Ma al di là dei numeri (per l’Ispo di Renato Mannheimer il 26% degli elettori afferma di aver incrementato la personale fiducia nei confronti dell’inquilino di Palazzo Chigi), i ricercatori concordano sulla motivazione. Che si traduce in attivismo di Berlusconi nell’affrontare l’emergenza terremoto. Dove la «crisi umanitaria», analizza Noto, «ha prodotto un riavvicinamento» tra cittadini ed esecutivo. E «la differente performance del premier, orientato nella circostanza a rimboccarsi le maniche piuttosto che a sollecitare gli italiani a “darsi una mossa”, ne ha probabilmente riallineato l’immagine a quella originaria di “uomo del fare” dalle molteplici vesti».
L’approccio ai tragici eventi abruzzesi, inoltre, influenza non poco il grado d’apprezzamento degli elettori pure nei confronti dei singoli partiti. E così, se l’immagine del ministro dell’Interno non ne risente (anzi, incassa tre punti in più e si piazza in testa alla squadra di governo), a subire un «netto ridimensionamento» è il suo partito, la Lega, che passa dal 33 al 29%. Una flessione da ricondurre, come evidenzia Noto, «probabilmente ai colpi subìti nel corso della polemica referendaria». Cioè, il «no» di Umberto Bossi all’election day del 7 giugno, con il mancato risparmio economico che avrebbe offerto l’accorpamento con le Europee, da destinare magari proprio agli sfollati, è stato punito.
Non paga, stando al sondaggio commissionato da Repubblica.it, neppure la posizione di chiusura portata avanti dal partito di Antonio Di Pietro, in continuo calo negli ultimi mesi, che precipita al 37% (-4 punti rispetto a marzo, ma addirittura -10 su luglio 2008). Tira una brutta aria, dunque, per l’Idv, «insidiata» pure dalla «riorganizzazione delle forze della sinistra antagonista».
Di contro, guadagna due punti il Popolo della libertà, «premiato dal battesimo del congresso, oltre che dal generale consenso attorno al governo». E lieve risalita per il Partito democratico “nuova gestione”, che si attesta al 31%: aveva il 38% l’8 maggio 2008, ma era sprofondato al 25% lo scorso 17 febbraio, poco prima dell’abbandono di Walter Veltroni. Insomma, la linea impostata dal neo-segretario, Dario Franceschini, inizia a dare i suoi primi frutti. In ottima forma, infine, l’Udc di Pier Ferdinando Casini, che erode consensi al Pd e ottiene il suo dato record, 33%, con una crescita di 3 punti in un mese. E addirittura di 15, rispetto a giugno dello scorso anno, quando racimolò solo il 18% di gradimento.