Più Gabbana che Dolce Perché i giornali ignorano quella notizia

Caro direttore,
ho letto l’altro giorno sul Giornale l’articolo di Luca Fazzo e Enrico Lagattolla dedicato a Dolce & Gabbana. Si raccontava della contestazione dell’erario ai due stilisti: 800 milioni di euro, una delle cifre più alte mai richieste a persone fisiche, otto volte la multa rifilata a Valentino Rossi, come recitava il vostro titolo. I vostri cronisti raccontavano nel dettaglio le accuse rivolte dalla Finanza a Domenico Dolce e Stefano Gabbana, entrambi accusati di elusione fiscale e abuso di diritto: avrebbero architettato, così si diceva, un raffinato sistema societario per far sparire i redditi dalle loro dichiarazioni, una serie di scatole cinesi, dall’Italia al Lussemburgo. Bene, vengo al punto: mi aspettavo che la notizia (pubblicata da voi in prima pagina con la sovrascritta «esclusivo») facesse il botto. Mi aspettavo di sentirne parlare in televisione e di conseguenza al bar. Ricordo il caso di Valentino Rossi, divenne un problema nazionale... E adesso, invece, per una vicenda che muove cifre otto volte maggiori, su due personaggi non meno conosciuti e che dovrebbero tenere alto il nome dell’Italia nel mondo, non ho sentito nulla. Come mai? A me comincia a venire il dubbio di aver sognato: riprendo il Giornale in mano e rileggo. No, si parla proprio di Dolce & Gabbana, si parla di 800 milioni di euro. E il mio Giornale non può raccontare panzane... Perché, allora, tutti tacciono?
Giuseppe Vincenzi - email

Dice bene, caro Giuseppe: il Giornale non racconta panzane. Nemmeno questa volta. Luca Fazzo e Enrico Lagattolla hanno fatto, come sempre, il loro lavoro in modo egregio e hanno tirato fuori una notizia in esclusiva che abbiamo pubblicato, con doveroso richiamo in prima pagina. Da queste parti siamo abituati così: le notizie si pubblicano. Anche noi, per altro, pensavamo che suscitasse un certo clamore. L’anno scorso, per esempio, avevamo anticipato la notizia del fisco sulle orme di Fabio Capello (10 milioni di euro contestati): fummo ripresi da tutti gli organi di stampa nazionali e internazionali. È normale. I guai col fisco dei personaggi noti interessano molto il pubblico, e di conseguenza anche i mass media: ricorderà quando si è detto e scritto intorno a Luciano Pavarotti o a Diego Armando Maradona, e ricorderà anche le contestazioni a Sophia Loren, a Mario Cipollini o al pilota Giancarlo Fisichella. Come mai questa volta, invece, la notizia non è stata ripresa da nessuno (a parte, onore al merito, un articoletto sull’Unità)? Non sarà mica perché D & G spendono buona parte dei loro denari in pagine pubblicitarie sui quotidiani? Devo dire che il sito internet Dagospia ci aveva messo in guardia: appena uscito il nostro piccolo scoop l’aveva pubblicato on line con un titolo che aveva il sapore della sfida. «Quanti oseranno riprendere questa notizia?», si chiedeva Dago. E la risposta è arrivata subito. Nessuno. O quasi. In compenso ieri, sull’inserto del lunedì del Corriere della Sera, Corriereconomia, è uscita una paginata molto celebrativa (titolo: «Moda, più Dolce che Gabbana»), in cui si informavano i lettori che «cambia l’assetto della holding» e «cresce il peso della famiglia di Domenico». Splendido. E la contestazione del fisco che sta all’origine di cotanto cambiamento? Viene liquidata in poche righe, molto nascoste, che recitano così: «L’operazione è finita sotto l’occhio del fisco che ha contestato ai due stilisti 259 milioni di redditi imponibili non dichiarati. Su questo punto l’azienda riferisce che la questione è ancora in corso». E siccome è in corso, nemmeno una parola di più. Il titolo del paragrafo è: «Traslochi». Perfetto, no? Traslochi. L’accusa di elusione fiscale è un trasloco. Abbiamo capito la lezione. Ma la prossima volta che ci vengono a insegnare la libertà di stampa ci facciamo una risata.