Più giovani e più «colti» Ecco gli agricoltori 2.0

All'Expo 2015 la «Q» di qualità che raffigura i Quattro mori sventolerà sullo stand sardo dell'agroalimentare. E in attesa dell'evento mondiale, la giunta Cappellacci affila le armi della politica per svecchiare il settore agricolo, antico e tradizionale ma che necessità di una ventata di modernità. Oscar Cherchi, assessore all'Agricoltura, conferma che gli sforzi per il 2014 saranno indirizzati verso le nuove generazioni. «I giovani che puntano ad aprire nuovi insediamenti agricoli avranno la precedenza nella graduatoria dei finanziamenti perché dobbiamo rilanciare questo settore gestendolo con una nuova mentalità. Attualmente sette aziende su dieci sono condotte da ultra 65enni. E questa tendenza si deve invertire».
Largo ai giovani, dunque, ancora meglio se donne visto che negli ultimi dieci anni c'è stata una crescita della quota femminile (dal 19,8% al 23,9%). Migliora anche la quota dei laureati, passata dal 2,5% al 4,8% e quella dei diplomati che sale dall'11,9% al 13,9%. Il titolo di studio prevalente nella regione rimane però la licenza media con il 40,4%, meglio che nel 2000, quando a tenere banco era ancora la licenza elementare con il 45,1%.
Sono dati di un timido cambiamento che fanno ben sperare. E anche il Governatore conferma, nel Programma di sviluppo rurale 2014-2020, la presenza di misure «per stimolare il ringiovanimento del settore, la semplificazione e la sburocratizzazione delle procedure amministrative». E infatti uno dei motivi per cui un giovane è poco incentivato a diventare un piccolo imprenditore agricolo sono i tempi di attesa, la mancanza di soldi per «partire» e la carenza di un azienda agricola familiare alle spalle. Un requisito che non sarà necessario nei prossimi bandi del 2014 che punteranno ad incentivare "nuovi insediamenti".
Fino ad ora, i due bandi denominati "Misura 112" hanno comunque distribuito 38,5 milioni di euro a ben 1500 giovani sotto i 40anni. Sono stati assegnati 35 mila euro per capo azienda che ha presentato un progetto imprenditoriale descrivendo gli obiettivi strategici, i mezzi e gli strumenti utilizzati, i servizi o i prodotti offerti, il mercato potenziale, la strategia di promozione del prodotto o servizio, la proiezione finanziaria. La strada è spianata e la domanda altissima di partecipazione conferma che ci sarà molta attenzione ai nuovi bandi. "Con le dovute correzioni alle agevolazioni - spiega Cherchi - contiamo di raddoppiare il numero di nuove aziende che verranno aperte su tutto il territorio".
E ce n'è bisogno. Nel bando di "Misura 112" si legge che la struttura per età nel settore agricolo della Sardegna "mostra un preoccupante fenomeno di senilizzazione dei conduttori". E in questo quadro "emerge evidente il rischio di abbandono delle attività produttive agricole e di aggravio dei fenomeni di spopolamento delle aree rurali". Da qui la necessità di un "ricambio generazionale e l'insediamento di giovani agricoltori qualificati in qualità di capo azienda".
Ma la rinascita del settore agroalimentare sardo passa anche dal marchio di qualità. "Siamo convinti che il rilancio del nostro sistema economico e produttivo - spiega il Cappellacci - deve fondarsi sulla valorizzazione e sulla promozione delle nostre unicità, sia nel campo ambientale che in quello culturale che agricolo e alimentare; per questo abbiamo recentemente creato un marchio di qualità che permette l'immediata identificazione dei prodotti agroalimentari sardi". Ma la regione punta anche ad ottenere il via libera della Ue per evitare contraffazioni e poter garantire e certificare la tracciabilità dei prodotti. Per i caprini e gli ovini, ben 3,5 milioni di capi, si deve sapere con chiarezza che sono nati, cresciuti e macellati in Sardegna. Lo stesso vale per i prodotti agricoli. Ad oggi, invece, solo tre tipi di formaggi sono certificati: il pecorino romano, il pecorino sardo, il fiore sardo, la cui produzione supera il 70% ed è esportato e apprezzato anche in America.