Il più grande show mai visto in tv

La sera del Botto Finale è in programma per sabato 12 marzo 2011. Ridendo e scherzando, amici, mancano soltanto sei giorni, e tutto il Paese aspetta con il cuore in gola l’Evento Televisivo del Secolo. Io stesso non sto già più nella pelle dall’emozione. Qualora foste marziani di passaggio in Italia e quindi non sapeste di che cosa si tratta, vi spiego in due parole che cos’è e come funziona il Botto Finale.
1) Che cos’è: un «contenitore» con cui Rai, Mediaset e La7, che lo trasmetteranno a reti unificate, azzereranno (ripeto, azzereranno e, beninteso, una volta per tutte) la concorrenza, diventata sempre più molesta, dei canali tematici e delle piccole emittenti.
2) Come funziona: un grande, grandissimo spettacolo in diretta della durata di 12 ore (ripeto, 12 ore), senza interruzioni pubblicitarie (sturatevi bene le orecchie, ometti verdi: zero spot, una cosa mai vista!).
Insomma, più che uno show, un intero palinsesto. Che qui di seguito vado a esporre nel dettaglio.
Dalle 20 alle 22 (i telegiornali verranno per l’occasione soppressi: di che cosa avrebbero parlato, se non dello stesso Botto Finale?), puntata speciale del Grande Fratello. Previsti, in sequenza: due esclusioni, tre rapporti sessuali completi (uno dei quali etero), tre rapporti sessuali incompleti, una rissa con spargimento di sangue e otto bestemmie.
Dalle 22 alle 23,45: Milan-Inter, la partita dello scudetto. Le squadre, prime in classifica a quota 55 punti, si affronteranno in un derby infuocato che, visto il ritardo accumulato dalle inseguitrici, consegnerà matematicamente al vincitore il titolo di campione d’Italia. Da notare che nel secondo tempo la partita interagirà (sia detto senza offesa per il Milan) con il GF. Infatti i due esclusi (ovvia l’immunità delle donne) della casa, trasferita per la bisogna da Roma a Milano, scenderanno in campo a San Siro, uno con i rossoneri e uno con i nerazzurri. A decidere quali calciatori dovranno far loro posto sarà il pubblico, con un televoto nell’intervallo. (E Sky? vi chiederete. Anche voi ometti verdi ve lo chiedete, vero? Sky ha ceduto una tantum i diritti della diretta in cambio di un fracco di soldi)
Dalla mezzanotte alle 3, andrà in onda il faccia a faccia Berlusconi-Di Pietro dal titolo Sputtanopoli, la nostra verità, durante il quale i due uomini politici si confronteranno e presenteranno al pubblico particolari inediti (fotografie, video, intercettazioni telefoniche) della ben nota vicenda che da oltre un anno appassiona milioni di telespettatori. Presenti in studio, fra i molti ospiti illustri (Alfonso Signorini, Fabrizio Corona, Lele Mora, John Woodcock, Lapo Elkann, Piero Marrazzo...), mogli e fidanzate dei giocatori di Milan e Inter, alcune delle quali verranno sentite in qualità di testimoni.
Dalle 3 alle 6, la serata finale del Festival di Sanremo. Formula rinnovata e più agile del solito, limitata alla gara fra i big e al televoto, ma senza la giuria di qualità, ritenuta a ragione un inutile orpello. Il vincitore maschio e la vincitrice femmina del Festival andranno immediatamente a sostituire i due concorrenti del GF eliminati in precedenza. E questa è la terza sinergia. Mica scemi i boss della tv.
Dalle 6 alle 8, infine, una puntata davvero speciale di Scherzi a parte. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano estrarrà in gran segreto (nel senso che i telespettatori vedranno l’estrazione ma non il numero fatale), nella sala del discorso di fine anno e alla presenza di un notaio, il numero di abbonamento Rai il cui titolare si trasformerà... da spettatore in attore del Botto Finale. Subito dopo, una task force composta da personale addestrato della tv di Stato, di Mediaset e de La7, coadiuvato dalle forze dell’ordine, dagli uomini della Protezione civile coordinati da Guido Bertolaso e dai postini di Stranamore, e distribuito su tutto il territorio nazionale (si parla di oltre 100mila persone collocate in punti strategici), invierà all’indirizzo del (o della) superfortunato una troupe di «complici» sotto mentite spoglie. Così le microtelecamere di cui quei buontemponi saranno forniti porteranno nelle case di tutti gli italiani le immagini del più reale dei reality: qualcuno che guarda in tv se stesso mentre guarda in tv se stesso.
E allora, cari picchiatelli (cfr Jack Nicholson, Qualcuno volò sul nido del cuculo), vi divertirete? Io dico di sì, alla grande.
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Sono le 19 di sabato 12 marzo 2011. Fra un’ora partirà il Botto Finale. Esco a far due passi, visto che mi aspettano 12 ore in divano davanti alla tv. Nel tragitto da casa alla parafarmacia dove acquisto un pappagallo per far pipì senza perdermi un minuto dello show, incontro tre persone, farmacista incluso. Piove forte, ma nessun rischio di rinvio per il derby, ci mancherebbe. Già che ci sono, allungo un po’ e vado all’Esselunga a far rifornimento di birra e noccioline.
Mai visto l’Esselunga così vuoto, nemmeno la sera del 14 agosto: una famiglia di filippini, una vecchietta con una sola stampella e tre slavi bercianti. La cassiera mi sorride quando le allungo la Carta Fidaty.
«Fra un po’ ci siamo eh?», ammicca guardano l’enorme orologio digitale che mi ammonisce a far presto, visto che segna le 19,32.
«Eh sì», dico io appoggiando le lattine sul nastro.
«Mi sa che ’stavolta perdo quasi tutto il GF. Chiudiamo alle nove come sempre, purtroppo...», fa lei mogia mogia.
«A me veramente interessa soprattutto la partita. Comunque... be’, buona serata e buona visione, Federica» (il cartellino che ha applicato alla divisa bluastra dice «Federica A.») chiudo lì con un sorriso formale.
«Buona visione, signore».
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È successo all’improvviso, tutto d’un colpo. Non c’è stato nemmeno un piccolo brownout che potesse mettere sull’avviso, né uno straccio di dropout, di quelli che durano un millisecondo e che quasi sempre non si notano. Nero, nero ovunque. Nelle case, nei cortili, per le strade. Nero e, per i primi minuti, tre o quattro, un silenzio totale, agghiacciato, come se il Paese intero trattenesse il fiato temendo di farsi notare da un mostro invisibile pronto a sbranarti e poi a ingoiarti. Nero nei cuori che battevano forte, nero nei cervelli dove i neuroni friggevano rincorrendosi come topi impazziti su un galeone che affonda in mezzo all’oceano. Che fosse quello, il vero Botto Finale?
No, era un black out. Per sovraccarico, ovviamente.
È durato dalle 20,13 alle 7,44. Era successo un’altra volta, il 28 settembre 2003: dodici ore in tutta Italia, meno Sardegna e Capri. Allora diedero la colpa a un grande abete che in Svizzera sarebbe crollato tranciando i cavi dell’alta tensione. Per chi ci crede. Ma adesso la storiella dell’albero non la berrà nessuno. Non i capoccioni di Rai, Mediaset e La7, non la Lega Calcio, non Berlusconi né Di Pietro, finalmente d’accordo, non la compagnia di giro dell’ambaradan sanremese. Forse nemmeno il presidente della Repubblica...
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Ho tirato su la tapparella e sono andato sul balcone. Qualcuno, i più coraggiosi, vinto il terrore (in fondo era un black out, mica la terza guerra mondiale), era sceso in strada con le candele. Sembravano anime con il loro fuocherello fatuo. Aveva smesso di piovere e l’aria fresca della sera lasciava intendere, a chi voleva intendere, una promessa di primavera. Così, ho tolto il pigiama, mi sono vestito e sono uscito anch’io, impugnando la candela che tengo per l’emergenza nell’ultimo cassetto in basso della dispensa.
«Ha visto che bella stellata?», disse una voce femminile proveniente dall’oscurità dei giardini sotto casa mia.
«In effetti...», risposi, alzando meccanicamente gli occhi al cielo. «Ah, è lei. Mi scusi, non l’avevo riconosciuta. Abita da queste parti?». Non ci crederete, ma vi giuro sulla testa del Grande Fratello che era Federica A. Senza l’assurda divisa bluastra, con i capelli raccolti a coda di cavallo e in tailleur sembrava nettamente più carina.
«No... ero qui per lavoro».
«Per lavoro?».
«Sì... nel senso che...». Mi guardò fisso negli occhi (anche gli occhi erano belli, o sarà stato merito delle nostre candele?) e poi: «Vabbè, ormai, visto che il Botto Finale è andato in malora... glielo posso anche dire...».
«Che cosa mi può dire?». Mi stavo allarmando, in testa frullavano strane idee.
«Be’, io sono di Scherzi a parte».
«Mi sta prendendo per il culo?».
«No, assolutamente no. Lei davvero credeva che per conoscere l’indirizzo dell’abbonato Rai da andare a visitare aspettassimo l’estrazione del presidente? Io e gli altri sapevamo da tempo che toccava a lei. Abbiamo prenotato quattro stanze all’Hotel Molise, qui dietro. Siamo in zona da tre giorni, per tenerla d’occhio. Sa, qualche imprevisto che le impedisse di vedere lo show fino alle 6... In quel caso si sarebbe attivata l’altra troupe con l’abbonato di riserva. Ma...», mi fissò ancora e, abbassando ancora di più la voce, che divenne quasi impercettibile, «lei davvero crede che io sia una cassiera dell’Esselunga? E davvero crede che tutta questa storia sia vera?».
Non risposi. Buttai la candela in una pozzanghera dove si specchiavano le stelle e di nuovo guardai in alto.
Tacque anche lei, per un paio di minuti. Poi la sentii armeggiare con la borsetta. Si accese una sigaretta.
Espirò il fumo della prima boccata in alto, verso le stelle.
«Buona visione, signore».