PIÙ INFORMAZIONE FA BENE AI TALK SHOW

Siccome si vive di illusioni, proviamo a immaginare come potrebbero cambiare in meglio i talk show politici ora che ci stiamo avvicinando alla fase elettrica della campagna elettorale in cui gli invitati dibatteranno sovrapponendosi ancora di più tra loro per contestare, ciascuno, non solo le opinioni altrui (cosa ovviamente legittima) ma spesso anche dati, cifre, sentenze, documenti che dovrebbero essere inoppugnabili senza possibilità di fraintendimenti o litigi. Lo sappiamo tutti come vanno le cose in qualunque studio televisivo dove vi siano ospiti in rappresentanza di schieramenti politici contrapposti. Il politico X cita ad esempio gli ultimi dati Istat, e lo fa a vantaggio della parte politica che rappresenta. Il politico Y gli risponde che non è vero, che i dati Istat non sono affatto quelli appena citati dal suo interlocutore, ma altri. E comincia a citare le «sue» cifre, del tutto diverse e a sua volta funzionali agli interessi del proprio schieramento. La stessa cosa accade su altre questioni che non dovrebbero rientrare nel campo delle opinioni perché attengono a fatti documentati: si litiga su sentenze depositate agli atti (il senatore Andreotti è stato assolto o prescritto?), sull'entità delle cifre del debito pubblico presente o passato che è verificabile perché iscritto in bilancio, e su tanto altro ancora. In genere il conduttore che fa? Sta zitto o abbozza, perché sovente non conosce il caso specifico. A volte perché «troppo specifico» (diamogliene pure atto), altre volte perché i nostri pur celebrati conduttori dei talk show politici non sentono il bisogno di prepararsi in modo adeguato sugli argomenti trattati. Fatto sta che il conduttore lascia correre e la diatriba non viene chiarita rimanendo sospesa nell’aria. Chi ha ragione? Chi mente? Dove sta la verità? Il telespettatore rimane disorientato: possibile che non si riesca a sapere come stanno le cose nemmeno su questioni per le quali esistono dei riscontri verificabili di cui potremmo essere informati? Alla fine, non solo si rimane con la sensazione di avere le idee ancora meno chiare di quando era iniziato il dibattito, ma con un avvilente senso di progressiva sfiducia nella possibilità di venire a capo della verità, di qualunque verità, anche quella con la v minuscola. Siccome si vive di illusioni, proviamo a immaginare come potrebbero cambiare in meglio i nostri talk show politici se gli intervenuti cominciassero a non barare su dati e cifre, se i conduttori fossero immediatamente in grado di smascherarli o se nelle redazioni di questi programmi vi fosse qualcuno in grado di tirar fuori in tempo reale (oggi con Internet non è impossibile) qualche documentazione scritta che faccia giustizia delle strumentalizzazioni di parte.