Più uno: il Milan cancella la penalizzazione

Franco Ordine

da Milano

Milan sopra il livello del mare. A più uno in classifica dopo tre successi su tre che sono una piccola, promettente striscia. Dev’essere una sensazione piacevole anche se la rincorsa non finisce qui e va avanti, sabato sera, per esempio, a Livorno. Nella sera in cui si inceppa il famoso Inzaghi (un palo e qualche imprecisione a colpo sicuro), tocca a un oscuro esponente della panchina, Jankulovski, forzare il blocco ascolano costituito da Pagliuca e dai suoi sodali e risolvere tutti i problemi. Un gol basta e avanza. Ma gli errori di mira, davanti al portiere, come succede all’ultimo Kakà, possono anche diventare rimorsi se l’Ascoli non scheggiasse nel recupero una traversa. Il turn-over continua a dare frutti. Borriello non lascia il segno ma può godersi la presenza impreziosita da un tocco sfortunato contro il palo esterno. Gourcuff non incanta, non può farlo sempre ma si vede che ha la stoffa. Complimenti a Tesser e al suo Ascoli, niente barricate, se non nella ripresa, e calcio di qualità esibito sotto gli occhi di San Siro che festeggia i suoi 80 anni.
Sembra facile domare l’Ascoli. E non lo è. La scoperta, in casa Milan, avviene dopo un paio di minuti, il tempo sufficiente alla squadra di Tesser di impostare il primo contropiede all’antica e liberare Bjelanovic dalle parti di Dida che nell’occasione ha nervi saldi e capacità di leggere il proprio intervento. Sembra facile domare l’Ascoli. Certo Borriello scortica un palo (su cross basso di Cafu) a metà tempo, certo Inzaghi timbra il secondo palo verso la fine della prima frazione, certo Pagliuca provvede con una serie di interventi prodigiosi a rendere meno tormentata la serata a San Siro ma la realtà è che di questi tempi, nel campionato italiano, non si possono concedere lussi neanche dinanzi all’Ascoli. Che ha una sua dignità e la conserva fino a quando, nella ripresa, Jankulovski riesce ad aprire la scatola marchigiana. La riuscita del piano ascolano si deve anche a Tesser, è uno che si intende di strategia e chiude nell’imbuto difensivo di Cudini e Pecorari la manovra d’attacco milanista. Ma il motivo più consistente è da ritrovare anche nel famoso turn-over sbandierato da Ancelotti come una esigenza (deve sottoporre gli altri a mini-blocchi di preparazione) oltre che nella precisione dei suoi attaccanti. E non sempre può funzionare come un computer. Se il famoso Pippo Inzaghi invece di centrare la porta marchigiana, sbatte contro il palo oppure sfiora il bersaglio con una serie di conclusioni da felice posizione, beh allora c’è bisogno dei ricambi nella ripresa, puntualmente arrivati dopo l’ora di gioco. E non si tratta certo di qualche attaccante di riserva perché in panchina Ancelotti ne è sprovvisto: Gilardino ha la testa rotta, Oliveira deve rifiatare. Le pedine a disposizione sono centrocampisti e l’ingresso di Ambrosini e Seedorf costituiscono il meglio da fare in una serata del genere.
Sembra facile addomesticare l’Ascoli che pure nella ripresa si rinchiude dentro il fortino di Pagliuca e chiede al suo portierone di fare i miracoli necessari per salvare la ghirba. Pagliuca para, para benissimo su Kakà, Inzaghi sbaglia ancora ma quando serve anche i difensori possono tornare utili. Specie se seguono la rotta indicata da un disegnatore dell’abilità di Andrea Pirlo il quale a metà della seconda frazione imbocca Jankulovski partito giusto sulla sinistra. Il colpo di testa del ceko è di quelli che si indovinano prima ancora di concludere la loro corsa dentro la porta. E così il Milan sblocca il risultato. Senza concludere i propri tormenti. Nonostante l’arrivo nel finale di Gattuso (al posto di Gourcuff) col compito di sorvegliare appunto la reazione dell’Ascoli che sbatte addirittura contro la traversa durante il recupero (tiro da distanza e legno superiore scheggiato con Dida in leggero ritardo). È il brivido alla schiena con cui il Milan mette fine alla serata e anche all’inseguimento della penalizzazione. Da ieri mattina il Milan è sopra il livello del mare: 3 partite, 9 punti, più 1 in classifica in attesa degli sconti e di quello che verrà da una stagione che sembra fatta apposta per solleticare l’orgoglio rossonero.