Più di mille morti: è guerra tra Russia e Georgia

Le truppe di Tbilisi attaccano l’Ossezia. Mosca interviene e Washington minaccia: «Ritiratevi»

Oltre mille morti. Un fiume di profughi. L’ennesimo. Si aspettava da tempo, alcuni lo avevano previsto: la Russia non starà a guardare il Kosovo indipendente né l’avvicinamento alla Nato delle ex «sottoposte» Georgia e Ucraina. Così ieri l’Ossezia del Sud è diventata teatro dello scontro tra Tbilisi e Mosca, sostenitrice delle aspirazioni separatiste della piccola regione caucasica. Il «conflitto congelato» - come viene definita dagli esperti la tensione che dagli anni 90 si respira nel Caucaso del nord - si è sciolto sotto i colpi dell’offensiva georgiana. La ricostruzione dell’escalation che ha portato alla guerra non è chiara: nella zona mancano osservatori indipendenti e le uniche fonti di informazione sono le agenzie russe e il governo sudosseto di Eduard Kokoity.
Per Vladimir Putin, «di fatto è scoppiata una guerra» dopo che la Georgia ha attaccato le forze d’interposizione russe, intervenute con artiglieria e carri armati a sostegno degli osseti. Dal canto suo Tbilisi, che ammette di aver compiuto il primo passo, spiega che è stata costretta a intervenire per neutralizzare le postazioni dalle quali i separatisti bombardano i villaggi georgiani e che si trova ora di fronte all’inizio di un attacco russo alle sue infrastrutture civili ed economiche dopo il bombardamento del porto di Poti, sul Mar Nero. Il confronto è andato avanti tutto il giorno, anche a colpi di propaganda, con i due schieramenti che rivendicano il rispettivo controllo della piccola regione separatista e della capitale del Sud Ossezia, Tskhinvali.
Provvisorio, ma drammatico, il bilancio: gli osseti muoiono in 1400, i russi perdono 12 militari e altri 150 rimangono feriti, 30 i soldati georgiani caduti, migliaia i civili in fuga verso il Nord Ossezia, la gemella in territorio russo. Un responsabile dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), che si trova nell’area, ha riferito che «molte case ed edifici sono state distrutte e che soltanto i soldati possono camminare per le strade». Secondo l’Unhcr, inoltre, «l’acqua sta andando esaurendosi, i trasporti sono praticamente paralizzati e i negozi non hanno più scorte alimentari».
Saakashvili è convinto che «la Russia sta combattendo una guerra sul nostro territorio» e dopo essersi appellato agli Stati Uniti, principale sponsor di Tbilisi, ha annunciato che «proclamerà la legge marziale». La comunità internazionale, Ue e Onu pretendono la fine delle ostilità. Gli Usa hanno chiesto il «ritiro» russo dall’Ossezia, ribadendo «l’appoggio all’integrità territoriale della Georgia», ma sono in evidente imbarazzo. Soprattutto dopo la richiesta georgiana di utilizzare aerei americani per far uscire circa mille dei suoi militari impegnati in Irak da dispiegare ora sul nuovo fronte interno. Per discutere della crisi si è riunito anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.