«Più petrolio, ma solo fino a dicembre»

L’aumento produttivo di due milioni di barili al giorno durerà solo tre mesi. Prezzi in calo dopo i rialzi di lunedì

da Milano

Due milioni di barili al giorno in più, a partire dal primo ottobre, ma solo per tre mesi. L’Opec archivia il vertice viennese con una soluzione di compromesso che accontenta le diverse anime all’interno del Cartello senza aver tuttavia la forza di impattare in modo significativo sui prezzi, comunque in vistoso calo ieri (a 63,65 dollari) dopo il forte rialzo di lunedì causato dai timori per l’uragano Rita.
«Con la decisione di oggi (ieri, ndr) - ha spiegato il presidente del Cartello, il kuwaitiano al-Sabah - offriremo al mercato tutta la nostra capacità di riserva. Ogniqualvolta vi sarà una necessità del mercato noi produrremo più petrolio e lo distribuiremo». L’Opec ha però lasciato invariata la quota ufficiale di produzione a 28 milioni di barili al giorno (in realtà stime attendibili collocano l’output oltre i 30 milioni), ribadendo così la tesi in base alla quale il mercato non soffrirebbe di uno choc da offerta, bensì dei problemi legati a un’insufficiente capacità di raffinazione. La disponibilità a rifornire in manierà più abbondante il mercato solo fino al termine dell’anno è peraltro una risposta alle pressioni ricevute dal Cartello - non ultime quelle dell’Unione europea - affinché gli sforzi produttivi venissero aumentati. Di più l’Opec non intende fare, almeno fino all’anno prossimo. Anche perché i Paesi membri sono ormai da tempo al limite della capacità produttiva. I due milioni di barili supplementari, se mai verranno messi sul mercato, non potranno che venire dall’Arabia Saudita.
Difficile insomma che ulteriori iniziative possano essere assunte nel corso del prossimo summit, in agenda per l’11 dicembre prossimo in Kuwait. Ogni eventuale mossa è rimandata alla riunione di Vienna dell’8 marzo 2006, quando l’Opec spera di poter discutere di una situazione più stabilizzata e meno allarmante rispetto a quella attuale. «Gli alti prezzi stanno cominciando a danneggiare l’economia mondiale», ha detto al-Sabah. Abbandonata all’inizio dell’anno l’ormai anacronistica forchetta di riferimento a 22-28 dollari il barile, il Cartello auspica che le quotazioni del greggio possano scendere fino a collocarsi attorno ai 40 dollari. Dopo quanto deciso ieri, non sarà certo un’impresa facile.