Più piccola, ma andrà dappertutto

Con 137 aerei servirà 16 destinazioni di lungo raggio, quasi tutte da Malpensa: più di oggi e della proposta Air France. Resta il brand Air One

Milano - La Nuova Alitalia tornerà in Cina: a Shanghai e Pechino. In Corea: a Seul. In Nigeria: a Lagos. In Senegal: a Dakar. Sono 16 le destinazioni di lungo raggio contenute nel piano Fenice: più di quelle attuali di Alitalia, più del piano Air France. Ci sono Caracas, New York, Boston, Chicago, Miami, Rio de Janeiro, San Paolo, Tokio, Osaka, Buenos Aires, Toronto. La compagnia non torna in India nè a Los Angeles. Quasi tutto il lungo raggio sarà posizionato a Malpensa, solo tre o quattro collegamenti partiranno da Fiumicino. Le destinazioni nazionali saranno circa 24 e quelle di medio raggio circa 35: in tutto circa 75. Il «circa» è dovuto ai due possibili scenari previsti, differenti secondo l’alleato internazionale (Air France o Lufthansa). Nell’incontro con i sindacati, l’amministratore delegato (da oggi) di Cai, Rocco Sabelli, ha indicato come condizione che Linate sia riservato alla tratta Milano-Roma, suscitando subito le reazioni risentite del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Il medio raggio collegherà tutte le principali città europee, più una serie di destinazioni intercontinentali, quali Algeri, Casablanca, Dubai, Tal Aviv, San Pietroburgo, Tripoli, Tunisi.

L’elenco indica che la nuova compagnia si proporrà come un vettore, per quanto ridimensionato, di vocazione globale. Sarà abbandonato il modello-hub, e le basi italiane saranno sei, Milano, Roma, Napoli, Venezia, Catania e Torino; il lungo raggio sarà al servizio soprattutto del bacino del Nord Italia, mercato ricco che in passato è stato sottovalutato. Non si sa, piuttosto, perché Alitalia non torni in India, che pur è una destinazione richiesta dal traffico business dell’Italia settentrionale.

Tutto il lavoro sarà svolto con una flotta composta inizialmente da 137 aerei (di cui 12 wide-body: 10 Boeing 777 di Alitalia e 2 Airbus 330 di Air One); a regime, nel 2013, saliranno a 158; nell’arco del piano è previsto l’ingresso di 60 aerei nuovi, per un investimento di due miliardi, che andranno progressivamente a sostituire i velivoli più vecchi (soprattutto gli Md 80); i nuovi Airbus saranno frutto degli ordini già avviati da Air One.

A proposito dell’aggregazione, Sabelli ha sottolineato il valore degli entrambi i brand e la necessità di preservarli almeno per un periodo iniziale: sarà razionalizzato il network, cancellando i doppioni, ma gli aerei che voleranno manterranno per ora le diverse livree. La nuova compagnia avrà, secondo quanto indicato ieri, il 56% del mercato nazionale, frutto della somma del 30% di Alitalia e del 26% di Air One. Nonostante l’aggregazione tra i due vettori «non ci sarà bisogno di aumentare i prezzi dei biglietti» ha assicurato Sabelli.

Quanto ai dipendenti, sono stimati in 14.250, ma l’offerta di Cai scadrà il 30 settembre. L’esperto indipendente incaricato di valutare gli asset oggetto della proposta è Banca Leonardo, incaricata ieri dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.
Intanto la «vecchia» Alitalia continua a perdere colpi: in luglio (che pure è alta stagione) i passeggeri, rispetto a un anno fa, sono diminuiti del 21,9%; in giugno erano diminuiti del 21,7%. Secondo l’Aea, nei primi sette mesi sono stati trasportati 17,4% passeggeri in meno.