«Più poteri ai sindaci per garantire la sicurezza in città»

Organizzazioni criminali, immigrazione clandestina e degrado delle città. Quella dell’illegalità è una linea continua, e per niente sottile. Roberto Maroni, ministro dell’interno, la chiama «filiera». Il titolare del Viminale interviene al convengo sulla sicurezza nelle città organizzato dall’università Cattolica per spiegare come, di fronte a una fenomeno globale, si possa rispondere con soluzioni locali. Maggiori poteri ai sindaci, un controllo più razionale del territorio, aggressione ai capitali delle organizzazioni. E, non guasta, più agenti per le strade. Un punto, quest’ultimo, su cui si apre una polemica tra il Siulp (uno dei sindacati di polizia) e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
Maroni porta a esempio l’ultima operazione portata a termine ieri dalle forze dell’ordine, che hanno smantellato un gruppo trafficanti di droga tra l’Albania, il Kosovo e il Marocco che aveva basi anche a Milano, dove cittadini extracomunitari venivano alloggiati in appartamenti in modo irregolare. Dunque, un fenomeno internazionale che ha ripercussioni sulla realtà cittadina. E la risposta deve essere legata «alle specificità dei territori». «Vogliamo sviluppare modelli di controllo del territorio che siano legati alle esigenze dei singoli con il coinvolgimento dei sindaci». Impossibile, secondo il ministro, tracciare una marcata linea di confine tra macro e microcriminalità. «Detro il piccolo trafficante - ha spiegato - c’è un’organizzazione complessa che va oltre i confini nazionali. Per combattere questo fenomeno è quindi necessario colpire l’intera filiera». In questi mesi, ha aggiunto il ministro, sono stati assicurati alla giustizia 22 dei trenta più pericolosi latitanti, e in 18 mesi sono stati arrestati mafiosi con un ritmo di 8 al giorno. «Gli arresti, però - ha precisato - non bastano. La nostra linea è quella di sequestrare i beni ai clan mafiosi. Così, ha ricordato, sono stati sequestrati 14 mila beni per un valore di 7,5 miliardi di euro. «Più del doppio rispetto al periodo precedente».
Sulla sicurezza, però, arriva l’allarme del sindacato unitario dei lavoratori di polizia. A Milano, dicono, ci sono 500 agenti in meno rispetto a quanto prevedeva il decreto del 1991, e 702 considerando anche la provincia: 330 posti vacanti in questura, 251 nella polfer, 121 fra gli agenti della stradale. La conseguenza, secondo Mauro Guaetta, il segretario milanese del Siulp, è che «solo in quattro commissariati su 17 si garantiscono le volanti ventiquattr’ore al giorno». Immediata la replica del ministro La Russa. «Dal punto di vista dei cittadini la copertura è effettiva», anche grazie ai quattrocento militari che pattugliano i quartieri più difficili. Quel numeno, ha aggiunto la Russa, «è esattamente quello richiesto. «Maroni fa quello che può, e c’è l’integrazione nei quartieri a rischio dei militari che fanno anche pattugliamento a piedi».