«Più poteri a chi è in prima linea»

da Milano

Più potere ai sindaci, come primo passo. Ma per Marzio Barbagli, sociologo dell’università di Bologna ed esperto di criminalità e immigrazione, è necessario anche un sistema per coordinare le forze dell’ordine e incentivarne il rendimento, sulla scia del modello americano.
Hanno ragione i sindaci a chiedere più poteri per la sicurezza?
«È un tentativo discusso da molto tempo. Il modello di riferimento sono gli Stati Uniti, ma la situazione italiana è molto diversa: il problema non è soltanto avere nuove forze dell’ordine, bensì coordinare quelle già esistenti».
In che senso?
«Polizia e carabinieri hanno delle forme di coordinamento, ma non abbastanza soddisfacenti. Servirebbe un coordinamento effettivo sul territorio, minuto per minuto, con centrali uniche».
Maggiori poteri ai sindaci non servirebbero?
«Servono nelle grandi città, quelle con più di 300mila abitanti. Questi sindaci si trovano ad affrontare gli stessi problemi e, spesso, negli ultimi anni hanno cercato di dare risposte molto simili, indipendentemente dallo schieramento politico. Tutti hanno chiesto al governo più interesse, più agenti, più competenze. Ma, per questo, servirebbero modifiche legislative radicali. I sindaci si trovano in prima linea, i cittadini si rivolgono più a loro che alle forze dell’ordine».
I sindaci che possono fare?
«Provano a rispondere a tutte queste aspettative, ma non hanno abbastanza potere. Così, qualche volta, eccedono: prendono provvedimenti clamorosi, per mostrare ai cittadini che ci sono, che si preoccupano. Non condivido il tono derisorio con cui certa sinistra li chiama “sceriffi”: perché la loro figura è cambiata, e i cittadini si sentono insicuri, li interpellano».
Le ronde organizzate dai sindaci delle grandi città possono funzionare?
«Sono diffidente. Mi sembrano palliativi, non cambiano un granché».
Che cosa può essere utile?
«Un sistema per controllare e incentivare il rendimento delle forze dell’ordine: negli Usa sono stati fatti esperimenti seri e hanno funzionato».
La criminalità è davvero aumentata?
«Non esiste la criminalità, come un blocco unico. Gli omicidi hanno raggiunto il tasso più basso nella storia d’Italia, le rapine quello più alto degli ultimi 50 anni. Furti in appartamento e borseggi sono in aumento, i furti d’auto in calo».
E gli stupri?
«È difficile calcolare variazioni nel tempo: solo una percentuale minima è denunciata. Sono aumentate le denunce, sono aumentati i titoli sui giornali».
L’ultimo caso, l’altra notte a Milano. Di nuovo un clandestino che già era stato espulso.
«È un fenomeno reale, serio e grave. Su cento irregolari che devono essere espulsi, riusciamo a espellerne solo un quarto. È frustrante, anche per la polizia».
Gli italiani sono ormai indifferenti ai reati? O rassegnati?
«Non credo siano indifferenti. Però c’è una specie di rassegnazione, l’idea che, in fondo, la criminalità sia come il male, qualcosa che fa parte del mondo, e che non possa diminuire. Ma è un’idea sbagliata: la criminalità, soprattutto quella comune, non è una costante, può essere ridotta e molto dipende sia da noi, sia da politiche efficienti».