«Più prestiti per fermare i furti di reperti»

Per l’alto ufficiale andrebbero allungati i tempi di concessione delle opere ai musei

«Se si allungassero i tempi delle concessioni in prestito ai musei stranieri cadrebbe il mercato dell’illecita circolazione di beni archeologici perché verrebbe meno la necessità di rivolgersi al mercato». Lo ha detto ieri il generale dei carabinieri Roberto Conforti al processo romano sulle presunte irregolarità legate ai reperti trafugati in Italia, ripuliti in Svizzera e rivenduti al Paul Getty Museum di Los Angeles.
Due gli imputati: Marion True, ex curatrice del museo, e l’intermediario svizzero Emanuel Robert Hecht. Associazione per delinquere, ricettazione, reati specifici relativi al commercio di beni archeologici e omessa denuncia di reperto le contestazioni mosse ai due dal pubblico ministero Paolo Ferri.
Nel corso della sua deposizione come testimone, Conforti, che dal 1991 al 2002 è stato responsabile del nucleo tutela del patrimonio artistico (attualmente è in pensione), ha illustrato ai giudici della sesta sezione del Tribunale le caratteristiche del fenomeno del traffico illecito dei beni archeologici. Un traffico - ha sottolineato - che ha il suo crocevia in Svizzera, Paese nel quale gli intermediari smistano i reperti in ogni parte del mondo. Il generale, dall’alto di un’esperienza maturata nel settore per oltre un decennio, ha ricordato che in Italia sono state avviate oltre 100 rogatorie finalizzate al recupero di beni archeologici apparsi nei musei di mezzo mondo. Tra questi il «Phiale Mesomphalos», proveniente da scavi compiuti in provincia di Palermo ed esposto negli Usa.
Altri reperti sono stati restituiti da Inghilterra, Francia e Belgio. Nessun bene archeologico, invece, è stato possibile recuperare - ha aggiunto Conforti - da Germania e Danimarca. Conforti ha ricordato anche i contatti avuti nel 2000 con i responsabili dei musei di tutto il mondo e del suo tentativo di sensibilizzare tutti gli operatori del settore dell’opportunità di far rientrare nel nostro Paese le opere clandestinamente esportate.
«I tombaroli non fanno altro che danneggiare la possibilità di di scoprire tracce del passato - ha detto il generale dei carabinieri - tuttavia, negli ultimi anni è cambiata la politica dei Paesi interessati ad acquistare reperti dei quali non si conosce la provenienza. Allo stesso tempo è aumentata la richiesta di una maggiore disponibilità da parte dei Paesi “ricchi” come il nostro a dare in prestito oggetti».
Conforti ha detto, infine, di aver incontrato due volte Marion True: la prima a Los Angeles, quando in occasione di una sua conferenza, visitò il Paul Getty Museum, e la seconda in Italia in occasione di un convegno organizzato per scoraggiare la circolazione illecita dei beni archeologici.