Più qualità di vita ai cardiopatici

Tra i grandi cambiamenti della medicina vi è il controllo dei pazienti cardiopatici a distanza. Grandi i risultati ottenuti sugli indici di sopravvivenza e sulla qualità di vita. I progressi della telecardiologia e della tecnologia dei dispositivi cardiaci impiantabili (pacemaker, defibrillatori, resincronizzatori), ampiamente utilizzati nel trattamento di patologie del ritmo quali bradicardia e tachicardia, scompenso cardiaco e come prevenzione della morte improvvisa causata da gravi aritmie, stanno modificando la pratica clinica facendo prevedere che entro cinque anni rappresenteranno lo standard per il monitoraggio dei device impiantati.
Il telemonitoraggio dei dispositivi cardiaci impiantabili sta incidendo profondamente sul minor consumo di risorse e sul miglioramento della gestione clinica. Proprio allo stato dell'arte della telemedicina in Italia, nell'ambito del congresso «Progress in Clinical Pacing»è stato dedicato un incontro, tenutosi nei giorni scorsi a Roma, presieduto dal professor Massimo Santini, direttore del dipartimento cardiovascolare dell’ospedale San Filippo Neri di Roma. All’incontro, organizzato con la collaborazione di Medtronic Italia, ha partecipato tra gli altri, il senatore Antonio Tomassini, presidente della XII commissione permanente igiene e sanità del Senato.
In Italia nel 2009 sono stati impiantati circa 20mila defibrillatori e oltre 60mila pacemaker. L'innalzamento dell'età media e l’ampliarsi delle indicazioni all’impianto di dispositivi cardiaci ( scompenso cardiaco di grado lieve) fanno prevedere per i prossimi anni una crescita dell’utilizzo degli stessi. Nel periodo 2003 - 2009 in Europa il numero di impianti ha avuto un incremento del 6% annuo.L’innovazione tecnologica, in particolar modo la continua evoluzione dei dispositivi biomedicali, la sempre minor invasività delle tecniche chirurgiche e, grazie allo sviluppo nell'ambito delle telecomunicazioni, la telemedicina, hanno aperto nuovi orizzonti alla diagnosi ed alla terapia medica.
Da un'indagine compiuta presso il centro di elettrostimolazione cardiaca del San Filippo Neri di Roma emerge che il follow up a distanza dei pazienti con dispositivi cardiaci impiantabili dimezza gli accessi in ospedale, migliora la prognosi della malattia, ottimizza le risorse.
«Nel 2009 abbiamo compiuto presso il nostro centro di elettrostimolazione cardiaca – precisa il professor Santini - un'indagine per verificare l’impatto dell’introduzione del monitoraggio remoto sull’organizzazione di un centro ad alta tecnologia e ad alto volume di prestazioni (6.923 pazienti ambulatoriali per controlli di pacemaker e defibrillatori), valutando i benefici sul consumo di risorse, sulla gestione clinica e sul gradimento del paziente. Complessivamente - prosegue Santini - i 653 pazienti seguiti mediante monitoraggio remoto hanno beneficiato di un numero ridotto di accessi in ospedale per controlli programmati in quanto hanno visto raddoppiare l’intervallo di tempo fra le visite programmate (una ogni 12 mesi anziché ogni 6 per i pacemaker e una ogni 6 mesi anziché ogni 3 per i defibrillatori). Una diagnosi tempestiva ed un intervento precoce in caso di eventi clinici importanti (aritmie, scompenso cardiaco, malfunzionamenti del dispositivo) hanno avuto un impatto favorevole sulla prognosi dei pazienti. Anche se il controllo remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili sta entrando in modo costante a far parte della pratica clinica di molte realtà cardiologiche italiane, rimangono, tuttavia, alcuni punti aperti da definire per una attuazione uniforme della tecnologia. Innanzi tutto nel nostro Paese il sistema di monitoraggio remoto non viene equiparato, da un punto di vista amministrativo, ad una visita ambulatoriale. La situazione attuale vede le strutture ospedaliere senza riconoscimento e remunerazione del lavoro di follow-up da remoto, nonostante garantiscano attualmente a circa 10mila pazienti la possibilità di essere seguiti, sostituendo buona parte dei controlli ambulatoriali con il telemonitoraggio.
«Il recepimento sorprendentemente rapido a livello italiano di questa tecnologia – commenta il senatore Antonio Tomassini - è avvenuto in totale assenza di un quadro amministrativo definito, a differenza di altri Paesi europei, come Germania, UK, Spagna, Finlandia e Svezia».