«Più rifiuti, più malati». Ma non per la Turco

da Milano

Esiste «una correlazione statistica tra la presenza di siti di abbandono incontrollato (di rifiuti, ndr) e l’impatto sulla salute nei 196 comuni delle due province (Napoli e Caserta, ndr). In quelle realtà il tasso di mortalità per numerose patologie è superiore di circa il 10% e il rischio di malformazioni congenite crescere addirittura in maniera esponenziale». Firmato: Guido Bertolaso. Scriveva così, il responsabile della Protezione civile in una lettera del 1 giugno 2007 alla Commissione d’Inchiesta sul servizio sanitario nazionale, allegando l’allarmante sintesi dei risultati di uno studio commissionato da lui stesso all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Ma quattro giorni dopo, il 5 giugno, chi quella lettera avrebbe dovuto averla già letta e ponderata, cioè il ministro Livia Turco, parlando in Commissione Sanità del Senato «aveva sottovalutato e sdrammatizzato l’emergenza sanitaria causata dai rifiuti, adducendo che il problema non danneggia la salute dei cittadini», dice il senatore Cesare Cursi (An), ex sottosegretario Sanità e oggi membro della Commissione senatoriale. A suo avviso il ministro «non aveva letto, o non aveva voluto leggere» quella relazione di Bertolaso che lui stesso si era premurato di farle avere.
Forse, tra le tante carte, la missiva era sfuggita alla Turco, finendo magari sotto qualche faldone. Forse. Quel che è certo è che il ministro, sollecitato, ha poi avuto un incontro in merito proprio con il responsabile della Protezione civile e promotore dello studio stesso. Quindi, ha saputo. Eppure ieri, sempre in commissione Sanità, oltre a dichiarare l’ovvio, e cioè che in Campania «resta alto il rischio per il mancato smaltimento dei rifiuti» e che «è urgente promuovere una bonifica ambientale», il ministro non si è spinto molto oltre. Anzi, pur ammettendo genericamente che «le discariche abusive di rifiuti rappresentano un rischio reale per la salute», ha voluto ribadire che «non risultano al momento dirette correlazioni tra l’emergenza in corso e lo stato di salute delle popolazioni».
«Certo, non c’è emergenza sanitaria nel senso che al momento non vengono ricoverati cittadini con evidenti problemi - sbotta Cursi -. Ma i tumori non nascono dalla mattina alla sera. Fra sei mesi, un anno o due avremo risposte più certe. Ma alcuni dati già ci sono». E sono purtroppo quelli contenuti nello studio condotto dall’Oms tra il 2004 e il 2005 in quelle zone critiche del Napoletano e del Casertano protagoniste negative, ieri come oggi, dell’emergenza rifiuti. Dati di cui ora anche il ministro dovrebbe essere a conoscenza.
«Sono state rilevate numerose associazioni positive e statisticamente significative, cioè non imputabili al caso, fra salute e rifiuti», si legge. È infatti in aumento il passaggio da ciascuna delle cinque classi di rischio a quella superiore. In media più 2% per ogni classe (uomini e donne) circa la mortalità generale; più 1% per tutti i tumori (uomini e donne); più 2% per il tumore al polmone (uomini): più 4% e 7% (rispettivamente uomini e donne) per le neoplasie al fegato; più 5% per il cancro allo stomaco nei maschi; più 8% per le malformazioni congenite del sistema nervoso e un allarmante più 14% per quelle all’apparato uro-genitale. «I trend osservati si traducono in differenze marcate di rischio se si confrontano i Comuni più a rischio con quelli poco o non esposti», si legge ancora. In dettaglio: la mortalità generale nei primi, rispetto ai secondi, è più alta del 9% tra gli uomini e del 12% tra le donne.