Il più sofisticato Grande Fratello attivo nel mondo

Eliminare il ricordo di sette religiose come quella del Falun Gong, far dimenticare il Tibet e la protesta di Tienanmen, cancellare dalle carte geografiche il nome di Taiwan, oscurare molti siti internet e se necessario anche l’eventuale coscienza religiosa dei cittadini più devianti. Sono gli obiettivi del «grande fratello cinese», del regista oscuro che da Pechino controlla ogni angolo dell’impero grazie a una censura definita «ai massimi livelli» da Reporter senza frontiere e dalle organizzazioni - come Open Net Initiative’s, impegnate a monitorare il controllo imposto alla rete internet. In questi ultimi dieci anni il movimento di Falun Gong, indicato come un culto malefico dalla propaganda cinese, è stato di fatto sradicato imprigionando i suoi adepti, cancellando ogni pubblicazione e qualsiasi riferimento sia dal mercato, sia da internet. La Bibbia cristiana, per quanto non espressamente vietata, può invece esser stampata solo in minime quantità in modo tale da non garantire la soddisfazione delle richieste.
La censura imposta alla rete internet è considerata la più invasiva e sofisticata sul pianeta. Uno studio dell’università di Harvard calcola che almeno 18mila siti siano attualmente sottoposti al blocco imposto dalle autorità. Tra quelli caduti sotto la mannaia vi sono Wikipedia, Google, YouTube e la Bbc. La sorte peggiore è però riservata a 52 cyberdissidenti trattati come pericolosi nemici del regime e internati nelle prigioni o nei centri di reclusione. Se usare il Pc è pericoloso, affidarsi al telefonino lo è ancora di più. Secondo Reporter senza frontiere gli sms in viaggio attraverso l’impero giallo sono controllati da circa 2.800 centri di sorveglianza. Chi pensa di poter affidarsi alle televisioni straniere ricevute via satellite deve fare i conti con gli «oscuramenti» imposti a Cnn o Bbc ogni qualvolta toccano argomenti vietati come la protesta tibetana.
Reporter senza frontiere ha anche denunciato la campagna «olimpica» lanciata verso la fine dello scorso anno per far tacere chiunque tenti di chiedere maggior rispetto per i diritti umani in vista dei Giochi di agosto. Il più conosciuto dei cosiddetti «prigionieri delle Olimpiadi» è l’attivista Hu Jia, arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di «sovversione del potere statale».