«Più soldati in Afghanistan» E la sinistra entra in guerra

da Roma

Non bastasse la sessione finanziaria a rendere precaria la vita del governo, anche la politica estera torna a mettere in ansia Prodi e compagni. A fine anno è previsto un aumento di uomini del contingente militare italiano in Afghanistan, dove sono già in azione gli elicotteri d’attacco Mangusta e gli aerei senza pilota Predator. Questo mentre la situazione nel Sud del Libano, «relativamente stabile», potrebbe prospettare «rischi anche seri nel futuro». Parola del ministro Arturo Parisi durante l’audizione di ieri alla Camera, davanti alle commissioni Esteri e Difesa, che ha sollevato l’immediata protesta della Sinistra alternativa, che parla di «accordi violati».
Il contingente italiano a Kabul sarà aumentato di 250 uomini, «ma solo temporaneamente - ha precisato il ministro della Difesa -, in concomitanza con l’assunzione da parte dell’Italia della responsabilità di comando della regione della capitale afghana». Il rafforzamento si è reso necessario «per le esigenze del quartier generale, di protezione e sostegno logistico» ed è quanto hanno fatto già Francia e Turchia durante il loro rispettivo turno di comando. Parisi ha cercato di ridimensionare la portata del nuovo impegno di soldati, ricordando che non ci sono novità nella missione, «dalla quale non ci muoviamo», e che «la prossima scadenza fissata dalla Comunità internazionale è la verifica prevista per il 2010». Molto più accorate le parole del ministro quando ha battuto cassa, spiegando ai deputati che «l’attuale consistenza delle capacità operative delle nostre Forze armate nelle missioni internazionali può essere mantenuta soltanto a condizione che sia adeguatamente alimentata, sia in termini di reclutamento di nuove leve di militari in età giovanile, sia in termini di risorse economiche». Secondo Parisi «o il Paese nella sua interezza si rende conto delle necessità conseguenti agli impegni internazionali che ha preso, o è evidente che bisognerà ripensare a questi stessi impegni». Un aut aut che mette in gioco l’affidabilità internazionale dell’Italia: «Gli impegni presi vanno mantenuti, oggi e domani, e l’attesa sul contributo dell’Italia in corrispondenza al ruolo che gioca nel mondo non può essere delusa».
La decisione di inviare altri militari in Afghanistan, però, è stata contestata aspramente dalla vicepresidente della commissione Difesa di Montecitorio, Elettra Deiana (Prc), in quanto essa «viola ogni accordo preso in sede parlamentare». La Deiana preannuncia battaglie prossime venture, perché da Parisi si è appreso che «gli impegni assunti dal governo per costruire una alternativa di pace in Afghanistan sfumano e si annullano nelle nebulose di un futuro sempre più militare e di guerra». Si tratta, attacca ancora la deputata rifondatrice, di una decisione che «non è stata discussa in nessuna sede, né tantomeno era scritta nel decreto di rifinanziamento votato prima della sosta estiva». E se verrà inserita nel nuovo decreto, «rimarrà una decisione unilaterale», perché «è sempre più chiaro che il governo italiano non ha la volontà di lavorare seriamente per una soluzione alternativa come si era impegnato a fare verso il Parlamento». Così la natura della missione italiana, aggiunge ancora la Deiana, resta «ambigua», confusa tra il sostegno alla ricostruzione del Paese e il contrasto agli insorti, «con tutte le conseguenze di coinvolgimento in azioni di combattimento che questo comporta».