Più soldati e mezzi, meno tecnologie: nuove strategie per le forze armate

Usa e Gran Bretagna rivedono la vecchia impostazione. Scelte cruciali anche in Italia

Abbiamo bisogno di più soldati, la qualità delle capacità militari è importante, ma non al punto di sacrificare la quantità. Lo dice il capo di stato maggiore dell’esercito Usa, generale Peter Schoomaker, che in una audizione al Congresso ha affermato che gli servono 56 miliardi di dollari per far rimettere in sesto la forza armata e, soprattutto, occorrono più combattenti, perché la guerra al terrorismo proseguirà con sempre nuovi impegni.
Ecco perché la componente attiva dell’esercito, che in teoria contava 482.000 effettivi, ma che è già stata aumentata, sia pure temporaneamente, a 507.000 unità dal 2001 a oggi, deve crescere ancora. Rendendo definitivo l’incremento temporaneo e continuando poi ad arruolare 7.000 soldati ogni anno. Considerando che 10.000 soldati in più costano 1,2 miliardi di dollari l’anno, i costi saranno elevati.
In questa crociata Schoomaker non è solo: la Gran Bretagna, che aveva teorizzato uno strumento militare ridotto al minimo, ma con capacità tecnologiche strabilianti, si appresta a cambiare strada, dopo che i suoi generali hanno detto che la vecchia impostazione non funziona. Ha aperto il fuoco l’ex capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Mike Jackson,e gli hanno fatto eco il suo successore, generale Mike Dannatt, lo stesso capo di stato maggiore della Difesa, maresciallo dell’aria Jock Stirrup, e il capo della Marina, ammiraglio Jonathon Band. Gli ufficiali ritengono che non abbia senso prepararsi esclusivamente a condurre una guerra ad alta intensità contro un ipotetico nemico convenzionale e tecnologico quando mancano i soldati, i mezzi, gli aerei e le navi per affrontare nemici magari meno sofisticati, ma comunque agguerriti. Si pensa così di costituire nuovi reparti dell’esercito, aumentandone gli organici, mentre si è disposti a rinunciare a nuove capacità o a rinviarle, utilizzando i fondi per acquisire un maggior numero di piattaforme. Il capo di stato maggiore della Marina si è spinto a proporre un mix bilanciato di navi sofisticate e di unità meno costose e capaci, ma acquistabili in maggior numero.
Anche l’Italia deve compiere scelte cruciali: nei prossimi giorni si attende una decisione sulla riduzione della consistenza delle Forze armate, che contano 190.000 militari. Un taglio degli effettivi è inevitabile, visto che il bilancio della Difesa non è sufficiente e la spesa per gli stipendi pesa per oltre il 61%. Ma c’è modo e modo di tagliare: occorre sicuramente preservare la capacità operativa dell’esercito ed evitare di lasciare i giovani volontari per preservare una pletora di dirigenti che spesso non ha nulla da comandare.
C’è poi un ampio margine di manovra per ridurre la struttura territoriale e di supporto, compresa quella industriale, mentre andrebbero riviste le quote di personale spettanti a ogni forza armata. Basta copiare quello che i primi della classe si apprestano a fare.