Più soldi e più stranieri: parte l’assalto al regno del Manchester

Diritti tv per 2,5 miliardi; 340 giocatori (su 781) dall’estero: inglesi al via. Duello Red Devils- Chelsea per il titolo. E Briatore vuole il Queens Park Rangers

da Londra

Manchester United per la conferma del primato domestico. Chelsea per scalare il tetto d'Europa. Liverpool per interrompere un'attesa lunga 18 anni. E ancora, il ritorno di Sven Goran Eriksson, alla guida del Manchester City. Il giovanissimo Arsenal, orfano di Thierry Henry. L'esordio di Roy Keane sulla panchina del Sunderland. Sempre più ricca ed internazionale. Con sempre più giocatori, tecnici e patron nati fuori dal Regno Unito. È la Premiership, al via oggi. Edizione numero 16. Un campionato, quello inglese, in costante evoluzione, innovazione, movimento. Rispetto della tradizione nel segno del cambiamento. Alla ricerca di nuovi spettatori, mercati, utenti. Calcio nell'epoca del marketing. Del merchandising e dei diritti tv. Bastano pochi numeri per comprendere il processo di trasformazione subito dalla Premier League dal 1992 ad oggi. Se allora erano 11 gli stranieri nella massima divisione inglese (242 tesserati), oggi sono più di 340 tra i 781 giocatori nelle 20 squadre. A quel tempo lo stipendio medio annuale di un professionista si aggirava sui 110mila euro, quanto guadagna oggi Scott Parker, discreto mestierante del West Ham, in una sola settimana.
Stipendi gonfiati soprattutto dalla capacità della Premiership di sapersi offrire come allettante business, in Gran Bretagna ma soprattutto nel mondo. Nel '92 Sky pagava 270 milioni di euro in cinque anni per l'esclusiva delle partite; per i prossimi tre anni dovrà sborsare una cifra superiore ai 2,5 miliardi di euro.
Una montagna di soldi alla quale bisogna aggiungere almeno un altro miliardo di euro per la cessione dei diritti in Asia. Anche per questo Flavio Briatore, che di affari se ne intende, pare intenzionato ad acquistare insieme con Bernie Ecclestone, gran capo della Formula uno, il Queens Park Ranger, club londinese di seconda divisione. Popolarità e visibilità che attraggono sempre più milionari stranieri. Così oggi sono nove i club in mano a presidenti venuti da oltre la Manica. Una invasione subita più che cercata, che per ora almeno non ha compromesso l'inconfondibile visione britannica del gioco. Calcio non come show-intrattenimento stile americano, ma battaglia sportiva che divide in due lo stadio.
Favorito d'obbligo è il Manchester United, la squadra che ha speso di più, assicurandosi quel centrocampista che mancava (Owen Hargreaves dal Bayern Monaco), e due campioncini ancora in fasce, Luis Carlos Nani (Sporting Lisbona) e Luis de Abreu Anderson (Porto) e chiudendo in extremis anche l’acquisto dal West Ham dell’argentino Carlitos Tevez. Subito dietro ai Red Devils il Chelsea. Insolitamente sobrio il mercato della squadra di José Mourinho, che ha trattenuto Andryi Shevchenko, comprando Florent Malouda (Lione), Tal Ben-Haim (Bolton), Claudio Pizarro (Bayern Monaco) e Steven Sidwell (Reading). Ciononostante il patron Roman Abramovich è stato chiaro: la priorità è vincere la Champions League.
Tra le due rivali, dominatrici delle ultime tre stagioni, si fa largo il Liverpool di Rafa Benitez. Ad Anfield sono arrivati sette nuovi giocatori, ma soprattutto Fernando Torres, pagato all'Atletico Madrid 46 milioni di euro. Un gradino sotto, in lotta per un posto in Europa, il City di Eriksson. Dopo un anno sabbatico, lautamente pagato dalla Federcalcio inglese, lo svedese ricomincia da Manchester. Il suo presidente, l'ex premier thailandese Thaksin Shinawatra, ha investito oltre 60 milioni di euro per mettergli a disposizione una rosa all'altezza. Tra i suoi acquisti anche Valeri Bojinov e Rolando Bianchi. Numerosi i volti nuovi, ma anche un addio: quello di Thierry Henry che dopo sette stagioni e 257 partite ha salutato i Gunners, destinazione Barcellona. Orfano del francese, Arsene Wenger si affida ad una nidiata di giovani. Molti dei quali debuttanti, come all'esordio (da allenatore) è Keane, ex capitano coraggioso del Manchester United, che dopo aver guidato il Sunderland ad una clamorosa promozione, ha speso 35 milioni di euro per garantirsi una comoda salvezza.