Più spazio alla polizia meno ai procuratori E sulle intercettazioni legge entro giugno

Stop all’uso indiscriminato delle intercettazioni, più poteri di indagine alla Polizia giudiziaria, con ridimensionamento delle prerogative del pubblico ministero, che non potrà più avviare in proprio l’azione penale senza che ci sia la denuncia della Pg. E, in prospettiva, separazione delle carriere e nuovo assetto per il Csm, l’organo di autogoverno dei magistrati.
È una riforma complessiva quella che, archiviato l’appuntamento elettorale e finite le festività pasquali, sta per entrare nel vivo, dopo oltre un anno di dibattiti e studio. Le intercettazioni sono in pole position, ma anche gli altri punti che dovranno delineare il nuovo volto della giustizia saranno trattati a ruota.
Per quanto riguarda le intercettazioni, l’opposizione annuncia battaglia, ma la trattativa è aperta. Recentemente il ministro di Giustizia, Angelino Alfano (nella foto), si è detto disponibile a qualche piccola modifica del testo - per esempio l’eliminazione dell’aggettivo «evidenti» nella parte che prevede l’utilizzo delle intercettazioni solo a fronte di «evidenti indizi di colpevolezza» - in cambio di un’accelerazione dell’iter del provvedimento. Obiettivo: arrivare entro giugno alla legge.
E tempi rapidissimi dovrebbero esserci pure per l’altra grande rivoluzione, quella che affida maggiori poteri di indagine alla Polizia giudiziaria. Il pm, in pratica, non potrà più avviare autonomamente un’indagine - per esempio sulla base di un articolo di giornale - ma deve ricevere la denuncia dalla polizia giudiziaria. La Pg, invece, avrà più spazio, anche per svolgere investigazioni autonome rispetto a quelle delegate dal pm.
Infine, un tema dibattuto da anni: la separazione delle carriere e la riforma del Csm. Varie le bozze su cui in questi mesi si è lavorato. Punto centrale, la separazione delle carriere, e la scissione sostanzialmente in due dell’organismo di autogoverno, con la creazione di un organismo disciplinare ad hoc per trattare gli illeciti delle toghe. Qualora ci fosse la riforma elettorale del Csm, però, dovrebbero slittare le elezioni a Palazzo dei Marescialli, per le quali le correnti si sono già messe in moto. Si andrebbe infatti incontro ad una proroga di almeno sei mesi dell’attuale consiliatura.