Più storia che sport: è la scherma tradizionale

Quando le visiere si abbassano nella palestra cala un silenzio irreale. Il tempo sembra fermarsi e due enormi spade da due mani si incrociano con un clangore metallico. E allora il linoleum verde scompare, le protezioni bianche (identiche a quelle della scherma sportiva) svaniscono e sembra di trovarsi davvero in un’altra epoca. Un’epoca in cui duelli e combattimenti erano prassi quotidiana e la spada la più comune arma in circolazione. «È proprio questo lo spirito con il quale molti si avvicinano alla nostra disciplina», spiega Francesco Lodà, istruttore della Fisas (Federazione italiana scherma antica e storica) e animatore dell’unica palestra a Roma dove è possibile praticare questo sport, la sala d’arme Zaknafein. «La passione per la storia è fondamentale - prosegue Francesco -. Tutte le discipline che studiamo sono realmente esistite».
Si chiama «scherma tradizionale» e non ha niente a che vedere con quella che vediamo alle Olimpiadi. «Noi pratichiamo la scherma per quel che era veramente. L’altra è uno sport con precise convenzioni». Così se nella scherma sportiva la cosa importante è toccare l’avversario per primi, in quella tradizionale bisogna toccare senza essere toccati. «Nell’antichità toccare l’avversario per primi non aveva alcun valore. Il doppio tocco voleva dire essere morti entrambi alla fine dell’assalto».
La scherma tradizionale nasce come disciplina nel 1995 e sbarca nella Capitale solo nel 2001. «Dopo tanti anni si è deciso di riprendere le antiche tradizioni e riproporre il combattimento per quello che era davvero una volta». Quattro le armi (spada da due mani, spada da lato, spada da lato a striscia e sciabola da terreno) tutte storicamente autentiche. Così come i testi su cui si studiano le tecniche di attacco. Il più antico dei quali, il «Manoscritto I-33», risale addirittura al 1280. «Dietro al metodo che pratichiamo - dice ancora Francesco - c’è uno studio accurato delle fonti. Non abbiamo nulla a che fare con le rievocazioni storiche o con il gioco di ruolo dal vivo. Per la spada a striscia addirittura ci rifacciamo alla tradizione trasmessa dal maestro all’allievo fin dal 1700. Per le altre purtroppo dobbiamo accontentarci di ricostruzioni».
Ci si allena sia a corpo libero che con le protezioni per il corpo. «Per noi è fondamentale ricreare la pericolosità del combattimento antico. Così si impara a tirare come se le spade fossero affilate e con la punta anche se in realtà non è così. Diciamo che non essere colpiti è fondamentale quanto è più che colpire. Esistono anche delle gare ma non sono fondanti per il nostro corso».
Tra i 40 allievi della Zaknafein c’è gente di ogni età e professione. E con tante motivazioni: c’è chi ama la storia e le chanson de geste e chi le armi in sé, chi arriva dal mondo fantasy del gioco di ruolo e chi semplicemente lo vede come un completamento di 10 anni di Aikido. Si comincia dall’arma più antica (la spada da due mani) per arrivare a quelle più moderne e tecniche. «La scherma tradizionale - conclude Francesco - sviluppa il coordinamento degli arti quasi come la danza. Dà scioltezza a tutto il corpo. Stiamo anche pensando a un corso per bambini».
Per informazioni: Sala d’arme Zaknafein, via Blaserna 43 (scuola elementare Cuoco). Tel.: 333.6095005