Più stranieri a Piazza Affari

Tra il 2004 e il 2006 è cresciuta di due punti la quota dei soci internazionali nell’indice Top30

da Milano

Tra il 2004 e il 2006 è cresciuto di due punti percentuali la quota degli azionisti esteri nelle società quotate componenti l’indice Mediobanca Top30. È quanto si legge in uno studio dell’ufficio studi (R&S), di Piazzetta Cuccia.
Secondo la ricerca le partecipazioni facenti capo ad azionisti stranieri sono ora pari al 6,51% del capitale dei principali gruppi della Penisola presenti sul listino di Piazza Affari. Nello stesso periodo è cresciuto anche il flottante, passato dal 57 al 63%, mentre a seguito del collocamento delle due ultime tranche dell’Enel si è ridotto il peso dello Stato, la cui presenza è scesa dal 13,6 al 10,29%. Si sono ridotte inoltre le quote di minoranza e autocontrollo, che sono passate dal 9,5% del 2004 al 3,3% del 2006 a seguito della fusione di Tim in Telecom.
Per quanto riguarda i singoli comparti il settore assicurativo ha risentito l’impatto dell’Opa promossa dal gruppo tedesco Allianz su Ras, operazione che ha aumentato di 5 punti la quota di controllo degli azionisti stranieri nel comparto, passata dall’11,38 al 16,42%. Il flottante è sceso, passando dal 60,68 al 57,11%.
Per quanto riguarda le banche, invece, la fusione Unicredito-Hvb, che ha provocato una diluizione delle fondazioni nel capitale di Piazza Cordusio, ha avuto un effetto sull’intero settore. La quota delle fondazioni sulle società componenti l’indice Mediobanca Top30 è passata così dal 16,04 al 13,7%, anche se la loro quota si è rivalutata del 76% (da 15,2 a 26,9 miliardi di euro) complice anche l’apprezzamento dei titoli bancari. Gli azionisti stranieri sono rimasti sostanzialmente invariati (dal 10,2 al 10,8%) non essendo ancora registrato (i dati sono aggiornati al 28 febbraio 2006) il passaggio di Bnl a Bnp e quello di Antonveneta ad Abn. Infine il comparto industriale ha visto la riduzione delle quote di controllo e l’aumento del flottante passato nel periodo 2004-2006 dal 52,66 al 61,93%.
A causare il fenomeno sono state la fusione Telecom-Tim che ha ridotto la quota di autocontrollo e di minoranze associate al controllo dal 13,46 al 4,28% e la riduzione della quota della Fininvest in Mediaset dal 51 al 38%. Nella crescita del flottante ha pesato anche il collocamento delle ultime due tranche Enel per 12,7 miliardi di euro.